Roma, 19/05/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

L’Ue potrebbe puntare su investimenti anticipati per adeguare le reti elettriche alla transizione

11
Home > News > Elettrificazione > L’Ue potrebbe puntare su investimenti anticipati per adeguare le reti elettriche alla transizione

Come sottolineato anche da Zsuzsanna Pató, consulente senior del think tank sull’energia pulita RAP, la transizione sta causando un enorme ‘disallineamento’ tra la produzione energetica e la capacità di trasporto. Serviranno dunque massicci investimenti nelle infrastrutture. Ma possibile che l’Ue adotti un tipo di approccio ‘anticipato’?

Investimenti anticipati

Quando la Commissione Europea ha presentato un piano d’azione per migliorare l’efficienza delle smart grid già esistenti, tentando di velocizzare anche lo sviluppo di reti nuove, lo ha fatto proprio per adeguare le infrastrutture elettriche alla transizione energetica.

Pensare a sistemi più intelligenti e in grado di integrare le fonti alternative, può consentire ai produttori, siano essi cittadini privati o aziende, di acquistare e vendere energia a un buon prezzo.

Questo, tra l’altro, è considerato un passo necessario in vista dei futuri obiettivi da raggiungere e dopo le ultime stime in merito al consumo elettrico nell’Ue, che dovrebbe aumentare di circa il 60% entro il 2030. Per accelerare sulla transizione adesso, l’Unione vuole puntare su investimenti anticipati. Ma di cosa si tratta nello specifico?

Disallineamento tra la produzione energetica e la capacità di trasporto

Parliamo di fondi impiegati per la fase iniziale di un’attività, allo scopo di coprire le prime spese e far partire un processo di sviluppo. Tali risorse possono essere utilizzate per finanziare studi di fattibilità, progettazione preliminare o ricerca, e sono particolarmente comuni in settori come l’edilizia, l’industria estrattiva e l’innovazione tecnologica.

Tuttavia, farne usa comporta anche rischi, poiché non è garantito che un progetto avrà successo o sarà in grado di dare rendimenti positivi.

Bruxelles adesso vuole scommettere su questo nuovo approccio per tentare di velocizzare la transizione delle reti che, come sottolineato da Zsuzsanna Pató, consulente senior del think tank sull’energia pulita RAP, sta causando un enorme disallineamento tra la produzione energetica e la capacità di trasporto.

Le differenze

Quali sono però le differenze con gli investimenti considerati ‘regolari’?  Quest’ultimi, seguono intervalli normali che possono essere di ogni mese o trimestre, mettendo in moto una strategia spesso utilizzata per accumulare ricchezza nel corso del tempo.

Inoltre, sono più strettamente legati alla domanda prevista immediata e a breve termine. Diversamente, quelli anticipati forniscono linee elettriche e cavi in numero più alto di quanto in realtà sia necessario.

Sarà conveniente?

La domanda è: adottare questa strategia sarà conveniente e produttivo al fine di adeguare tutte le reti al cambiamento? Considerando che è già successo che massicci investimenti in infrastrutture si siano poi rilevati inefficaci o inutilizzati?

E tale situazione potrebbe ripetersi nuovamente, se non si continuerà a lavorare seriamente sullo sviluppo delle rinnovabili.

I sostenitori dell’approccio cosiddetto ‘anticipatorio’, ritengono che impiegare grandi somme di denaro sia inevitabile per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione nei tempi previsti, il problema resta in che modo farlo.

Ridurre i colli di bottiglia

Proprio oggi, i legislatori dell’Ue dovrebbero votare sul nuovo assetto del mercato energetico per farlo approvare o meno nei prossimi mesi. L’intento è anche quello di spingere le autorità di regolamentazione a promuovere l’accettazione pubblica e l’uso di investimenti anticipati.

Secondo il capo negoziatore del nuovo approccio, il deputato spagnolo di centrosinistra (S&D) Nicolás González Casares, agire in questo modo riuscirà a ridurre i colli di bottiglia. Ma c’è ancora scetticismo sull’argomento, e si teme che invece tali risorse finanziarie possano tradursi in reti sottoutilizzate.

Come andrà a finire?

È importante capire che l’Europa dovrà investire 800 miliardi di euro entro il 2030 in infrastrutture energetiche se vuole raggiungere le ambizioni climatiche e mantenere la propria industria competitiva, come emerso da un rapporto pubblicato dall’European Round Table for Industry (ERT).

Al 2050 poi, serviranno investimenti sempre più massicci non solo nelle reti elettriche, ma anche nello stoccaggio e negli impianti di cattura dell’anidride carbonica. Come andrà a finire?

Articoli correlati