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Petrolio e gas, Aramco arriva a un profitto netto di 121 miliardi di dollari

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Nonostante il ribasso del prezzo del petrolio e i pesanti tagli alla produzione, la compagnia saudita Aramco ha generato, per il 2023, dei profitti netti per 121 miliardi di dollari, prevedendo una crescita da qui ai prossimi anni. Come può esserci in tale scenario un’accelerazione della transizione energetica?

I piani dell’Arabia Saudita

Sono molto chiari i piani dell’Arabia Saudita, con la compagnia Aramco che ha dichiarato di esser pronta ad adeguarsi al futuro dei mercati energetici in vista dell’ambita transizione energetica, ma che nel frattempo non nasconde i propri successi nell’ambito petrolio e gas.

A dimostrarlo sono i risultati di bilancio e il dividendo di quasi 100 miliardi di dollari annunciato di recente dalla società, che fa capire come, le due fonti fossili, saranno ancora parte, e per un tempo abbastanza prolungato, del mix energetico del Paese.

E sulla decarbonizzazione?

È lecito a questo punto chiedersi: e sulla decarbonizzazione? Per quanto tempo si rimarrà fermi sulla questione? Di certo per diversi decenni il petrolio rimarrà il core business per l’intera Nazione medio-orientale, nonostante si stia cercando di passare a un tipo di economia circolare, o perlomeno questo è ciò che si dice.

A inizio anno poi, la capitale Riyad ha comunicato la rivalutazione delle sue riserve minerarie, comprese terre rare e minerali critici. Parliamo di risorse molto importanti per lo sviluppo di batterie e dunque per il campo della e-mobility, ma anche causa di inquinamento ambientale legato alle attività di estrazione, che richiedono acqua e una grande quantità di energia.

L’Arabia Saudita continua dunque ancora a essere responsabile di grandi problematiche ambientali, puntando ancora al petrolio greggio nonostante, negli ultimi dieci anni, sia stata superata dagli Stati Uniti a livello di produzione.

Il secondo maggior profitto netto nella storia del Paese

L’utile netto di oltre 121 miliardi di dollari del 2023, rispetto ai 161,1 miliardi del 2022, è stato per l’Arabia Saudita il secondo maggior profitto netto nella storia del Paese, e tutto questo preoccupa e crea sempre più dubbi sulla fattibilità di raggiungere una neutralità climatica da qui al 2050.

Amin H. Nasser, Presidente e CEO di Aramco, ha dichiarato che i combustibili fossili saranno dunque una parte fondamentale del mix energetico globale per molto tempo, ma ha anche accennato a nuove soluzioni energetiche da dover adottare. Sarà davvero così?

Posizione controversa

La Nazione assume dunque ancora una posizione controversa su quel che concerne il futuro energetico, con lo stesso AD Nasser che si aspetta una crescita della domanda di petrolio in media di 1,5 milioni di barili al giorno nel 2024, destinata poi a rafforzarsi nel 2025.

Eppure lo scorso mese è stata sempre la stessa compagnia saudita a fermare la ricerca di nuovi campi petroliferi, per tentare di avvicinarsi ai 130 GW di energia pulita da raggiungere entro il 2030, ma che ad oggi appaiono non solo lontani ma anche molto poco credibili.

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