Dopo anni di chiusura, la Banca Mondiale riapre ai finanziamenti per l’energia nucleare nei Paesi in via di sviluppo, segnando una netta inversione di rotta rispetto alle ultime COP e alle linee guida sul clima seguite finora. Il ritorno all’atomo rompe il divieto introdotto nel 2013 e rappresenta un cambio di passo decisivo nella strategia energetica globale.
Fine del tabù nucleare?
Mentre nei recenti summit internazionali – dalla COP28 di Dubai alla futura COP29 – il nucleare era rimasto ai margini del dibattito, l’equilibrio geopolitico e l’urgenza di garantire sicurezza energetica e crescita economica nei Paesi a basso reddito spingono oggi verso un approccio più inclusivo. A influire anche il boom della domanda globale, alimentato dalle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, che richiedono reti elettriche più potenti e stabili.
Energia nucleare sì, ma gas sotto osservazione
Il presidente della World Bank Ajay Banga, in carica dal 2023, ha confermato che il consenso sul nucleare è stato rapido, mentre resta acceso il dibattito sull’apertura a nuovi progetti di gas naturale, soprattutto nella fase upstream (estrazione). Francia, Germania e Regno Unito frenano su un ritorno massiccio al fossile.
Secondo le proiezioni, la domanda di elettricità nei Paesi in via di sviluppo è destinata a raddoppiare entro il 2035, richiedendo oltre 280 miliardi di dollari annui in investimenti per impianti di generazione, reti e stoccaggio.
Mix energetici su misura e collaborazione con l’AIEA
La nuova politica della Banca promuove un approccio flessibile e adattabile, lasciando ai singoli Paesi la libertà di definire il proprio mix energetico ottimale, tra rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico), gas e nucleare. I progetti nucleari saranno supervisionati in collaborazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) per garantire sicurezza, regolamentazione e non proliferazione.
La Banca sosterrà:
- l’ammodernamento delle reti elettriche,
- l’estensione della vita utile dei reattori esistenti,
- lo sviluppo di reattori modulari di piccola taglia (SMR), più flessibili e sicuri.
Pressioni USA e logiche geopolitiche
Dietro la svolta c’è anche la spinta degli Stati Uniti, primo azionista della Banca con il 15,83% delle quote. L’amministrazione Trump, da sempre favorevole al nucleare e critica verso le restrizioni imposte dagli accordi di Parigi, ha giocato un ruolo decisivo nel rimuovere il veto al settore.
L’obiettivo: garantire ai Paesi in via di sviluppo accesso a fonti energetiche affidabili, in un contesto dove i Paesi ricchi continuano a utilizzare combustibili fossili senza le stesse limitazioni.
Critiche e sfide ambientali
Le organizzazioni ambientaliste avvertono che questa nuova apertura al nucleare (e in parte al gas) potrebbe distrarre risorse cruciali dalle energie rinnovabili, oggi sempre più competitive sul piano economico e climatico. C’è il timore che rallenti la transizione verso un futuro low carbon, centrato su soluzioni più sostenibili come solare, eolico e idrogeno verde.
Roadmap futura: equilibrio tra sviluppo e sostenibilità
La Banca Mondiale si impegna a mantenere una visione equilibrata e pragmatica. Tra i pilastri della nuova strategia:
- finanziamento mirato ai progetti gas solo se sostenibili e compatibili con le rinnovabili,
- supporto al phase-out del carbone,
- sostegno alla carbon capture per industria ed energia (escludendo però il recupero petrolifero),
- esplorazione di tecnologie emergenti come l’energia marina e l’idrogeno.






