Il Rapporto di primavera 2026 dell’ASviS, che intende offrire una lettura rigorosa e basata sui dati della realtà in cui viviamo. Le evidenze raccolte mostrano con chiarezza come la transizione verso un modello di sviluppo sostenibile non sia soltanto necessaria, ma già in atto: coinvolge cittadine e cittadini, famiglie, imprese e sistema finanziario, e rappresenta una risposta concreta alle sfide del presente.
Il Rapporto nasce proprio per rafforzare questa consapevolezza, contribuendo a contrastare narrazioni che tendono a ridimensionare l’urgenza della transizione o a mettere in discussione gli impegni già assunti. Il messaggio che emerge è inequivocabile: lo sviluppo sostenibile rappresenta l’unica risposta strutturale alle crisi che attraversano il nostro tempo. Le dinamiche in corso confermano la piena attualità dell’Agenda 2030 e dei suoi 17 Obiettivi, così come del più recente Patto per il futuro, che costituiscono riferimenti imprescindibili per orientare politiche pubbliche e scelte collettive.
Il futuro del nostro Paese non è segnato, ma rimane incerto. Le simulazioni inedite al 2050 realizzate dal Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) in collaborazione con l’ASviS, mostrano i benefici delle quattro politiche analizzate dal Rapporto – decarbonizzazione, occupazione, istruzione e innovazione – anche se presentano alcuni limiti, causati dai trade-off. Con un coordinamento delle politiche settoriali i risultati migliorano decisamente.
Cosa fare, quindi? Per l’ASviS, serve prima di tutto un disegno unitario delle politiche. Da questo punto di vista, gli impegni previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano una straordinaria occasione per il nostro Paese: la Voluntary national review (Vnr) che l’Italia presenterà all’Onu a luglio deve prendere atto dello stato insoddisfacente dell’Italia rispetto all’Agenda 2030 e rappresentare la base per la revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile prevista a fine anno.
La nuova Strategia deve poi condurre a predisporre entro maggio 2027 quel Piano di accelerazione trasformativa che l’Italia si è impegnata a realizzare per colmare i tanti gap rispetto agli SDGs, per poi, a settembre 2027 dopo le elezioni politiche, preparare il nuovo Piano strutturale di bilancio (Psb) previsto dalle regole fiscali europee, anche alla luce del Quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034 che nel frattempo sarà stato definito.
Il messaggio che emerge dal Rapporto, dunque, è chiaro: bisogna cambiare le politiche e i comportamenti, anche sul piano economico (tanto più nel mondo instabile in cui viviamo), per assicurare alla generazione presente e a quelle future un benessere più equo e sostenibile.







