Data center, interconnessioni e trasformatori: perché gli Stati Uniti rischiano un collo di bottiglia energetico
L’accelerazione dell’intelligenza artificiale (AI) sta mettendo sotto pressione il sistema elettrico americano come mai era accaduto negli ultimi decenni. La crescita rapidissima dei data center dedicati all’AI sta infatti creando una domanda di energia che la rete statunitense non riesce più ad assorbire con la necessaria velocità. Il problema non riguarda soltanto la produzione elettrica, ma soprattutto le infrastrutture: linee di trasmissione insufficienti, tempi troppo lunghi per le connessioni alla rete e una supply chain industriale incapace di fornire trasformatori e componenti nei tempi richiesti dal mercato.
Secondo un’analisi di Grid Strategies, gli Stati Uniti avrebbero bisogno di costruire circa 5.000 miglia di nuove linee ad alta tensione ogni anno per sostenere la crescita della domanda elettrica. Nel 2024 ne sono state completate appena 888. È un divario enorme che continua ad ampliarsi proprio mentre il boom dell’AI accelera gli investimenti nei grandi campus digitali.
Il boom dell’AI sta cambiando la domanda di elettricità
La crescita dei consumi legati ai data center è ormai uno dei principali fattori che guidano la domanda energetica americana. L’International Energy Agency ha calcolato che nel 2025 il consumo globale di elettricità dei data center è cresciuto del 17%, mentre quello dei data center focalizzati sull’intelligenza artificiale è aumentato addirittura del 50%.
Negli Stati Uniti il fenomeno è ancora più evidente: secondo l’IEA, i data center rappresentano ormai circa la metà della crescita incrementale della domanda elettrica nazionale. La ragione è semplice. I nuovi modelli di AI generativa richiedono enormi capacità di calcolo e, di conseguenza, infrastrutture energetiche molto più intensive rispetto ai data center tradizionali.
La domanda cresce quindi a una velocità che il sistema elettrico americano non era stato progettato per sostenere. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale si muovono con i tempi rapidi dei mercati finanziari, mentre le infrastrutture energetiche continuano a seguire i ritmi molto più lenti delle autorizzazioni, degli appalti e delle opere pubbliche.
Il collo di bottiglia delle interconnessioni
Il primo grande problema, come ha spiegato Ambia Staley su Quartz, è quello delle interconnessioni alla rete. Negli Stati Uniti ogni nuovo impianto di generazione o sistema di accumulo deve affrontare un lungo iter tecnico e autorizzativo prima di poter essere collegato alla rete elettrica.
Alla fine del 2025, secondo il rapporto “Queued Up” del Lawrence Berkeley National Laboratory, oltre 2.060 gigawatt di capacità energetica e storage erano in attesa di connessione alla rete americana. Per comprendere la dimensione del dato basta ricordare che questa capacità equivale a circa il doppio dell’intero parco di centrali oggi operativo negli Stati Uniti.
Il problema è aggravato dal fatto che gran parte dei progetti non arriverà mai a completamento. Solo il 13% delle richieste di interconnessione presentate tra il 2000 e il 2019 è effettivamente entrato in esercizio entro il 2024, mentre il 77% è stato ritirato durante il processo autorizzativo.
Anche i tempi si sono allungati drasticamente. I progetti costruiti nei primi anni Duemila richiedevano meno di due anni per ottenere l’accesso alla rete. Oggi il tempo medio supera i quattro anni e in alcune aree è molto peggiore.
PJM, il centro della crisi energetica americana
La situazione più critica riguarda PJM Interconnection, il più grande mercato elettrico degli Stati Uniti, che serve 13 Stati e il District of Columbia. Secondo un’analisi di RMI, il tempo medio che intercorre tra la richiesta di connessione e l’entrata in esercizio è passato da meno di due anni nel 2008 a oltre otto anni nel 2025.
PJM è diventato il principale campo di battaglia tra la crescita dei data center e i limiti della rete. Le previsioni dell’operatore indicano un aumento del picco di domanda di 32 gigawatt tra il 2024 e il 2030, di cui circa 30 gigawatt legati direttamente ai data center.
Monitoring Analytics, il monitor indipendente del mercato PJM, ha dichiarato che “la crescita dei data center è la ragione principale” delle tensioni sul mercato della capacità, dell’equilibrio sempre più fragile tra domanda e offerta e dell’aumento dei prezzi dell’elettricità.
Per cercare di ridurre i ritardi, la Federal Energy Regulatory Commission ha introdotto nel 2025 la riforma denominata Order No. 2023, pensata per accelerare le procedure di connessione e velocizzare oltre 50 gigawatt di nuovi progetti energetici. Tuttavia, secondo il Lawrence Berkeley National Laboratory, è ancora troppo presto per capire se le nuove regole riusciranno davvero a ridurre i tempi.
Trasformatori introvabili e supply chain sotto pressione
Anche quando i progetti riescono a superare le code amministrative, si scontrano con un secondo problema: la mancanza delle apparecchiature necessarie per costruire la rete.
Il punto più critico riguarda i grandi trasformatori di potenza, componenti fondamentali per il trasporto dell’elettricità ad alta tensione. Secondo Wood Mackenzie, nel 2025 il deficit di offerta raggiungerà il 30% per i power transformer e il 10% per i trasformatori di distribuzione.
I tempi di consegna sono ormai fuori scala. Nel secondo trimestre del 2025 i grandi trasformatori richiedevano mediamente 128 settimane di attesa, mentre i generator step-up transformer arrivavano a 144 settimane.
Anche i prezzi sono esplosi. Dal 2019 il costo dei trasformatori di potenza è aumentato del 77%, quello dei trasformatori step-up del 45%, mentre alcune categorie di trasformatori di distribuzione hanno registrato rincari fino al 95%.
Gli Stati Uniti dipendono fortemente dalle importazioni: circa l’80% dei trasformatori di potenza arriva dall’estero. Ben Boucher, senior analyst di Wood Mackenzie, ha spiegato che “la domanda crescente di trasformatori ha creato un deficit significativo, con la capacità produttiva domestica incapace di tenere il passo”.
Secondo l’analista, la combinazione tra aumento della domanda elettrica, infrastrutture obsolete e vulnerabilità delle supply chain produrrà vincoli destinati a durare per tutti gli anni Trenta.
Il ritardo delle reti di trasmissione
Il terzo grande ostacolo è rappresentato dalla trasmissione elettrica ad alta tensione. I numeri mostrano un rallentamento impressionante nella costruzione di nuove infrastrutture.
Secondo Grid Strategies e Americans for a Clean Energy Grid, nel 2024 sono state completate appena 322 miglia di nuove linee ad alta tensione, il terzo peggior risultato degli ultimi quindici anni. Nel 2013 erano state costruite quasi 4.000 miglia.
La causa principale è il sistema autorizzativo americano, estremamente frammentato. Il Dipartimento dell’Energia stima che una nuova linea interstate possa richiedere da quattro a undici anni soltanto per ottenere tutti i permessi necessari. Sommando pianificazione, revisione ambientale, acquisizione dei terreni e costruzione, il tempo complessivo supera spesso i dieci anni.
Christina Hayes, executive director di Americans for a Clean Energy Grid, ha spiegato che “la crescita della domanda elettrica dovuta al reshoring industriale, all’intelligenza artificiale e all’elettrificazione sta superando la capacità di sviluppo delle reti di trasmissione”.
Anche la riforma FERC Order No. 1920, approvata nel maggio 2024 per migliorare pianificazione e allocazione dei costi delle reti regionali, produrrà effetti soltanto nel medio termine.
Data center alimentati a gas: la soluzione temporanea
Di fronte alla lentezza della rete, molti operatori stanno scegliendo una soluzione alternativa: costruire data center alimentati direttamente da impianti a gas naturale installati in loco.
L’IEA ha rilevato che questa strategia si sta diffondendo rapidamente negli Stati Uniti proprio per aggirare i ritardi delle connessioni elettriche. È una soluzione efficace nel breve periodo, ma apre nuovi interrogativi sul piano ambientale e sulla sicurezza energetica.
Nel frattempo EPRI stima che entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a consumare tra il 9% e il 17% dell’intera elettricità americana, rispetto a circa il 4% registrato nel 2023.
Le possibili soluzioni
Gli esperti concordano sul fatto che non esista una singola soluzione, ma un insieme di interventi coordinati.
Sul fronte delle interconnessioni sarà necessario semplificare e standardizzare le procedure, eliminando i progetti puramente speculativi che congestionano le code e introducendo sistemi più automatizzati per le valutazioni tecniche.
Per la trasmissione, molti operatori chiedono un rafforzamento del ruolo federale, in modo da superare i blocchi autorizzativi tra Stati e accelerare la realizzazione dei grandi corridoi energetici strategici.
Parallelamente serviranno investimenti massicci per modernizzare la rete esistente attraverso tecnologie digitali, sistemi avanzati di monitoraggio e nuovi conduttori capaci di aumentare la capacità di trasporto senza costruire necessariamente nuove linee.
Infine, sul piano industriale, gli Stati Uniti dovranno probabilmente ricostruire una filiera nazionale dei trasformatori e delle apparecchiature elettriche strategiche. Senza una capacità produttiva domestica più forte, il Paese continuerà a dipendere da supply chain internazionali sempre più fragili e costose.
Una sfida strategica per l’economia americana
La vera questione è che l’intelligenza artificiale sta avanzando con una velocità senza precedenti, mentre le infrastrutture energetiche americane si muovono ancora con tempi pensati per un’altra epoca industriale.
Il presidente della FERC, Mark Christie, ha dichiarato nel gennaio 2026 che la Commissione vuole evitare che “famiglie e piccole imprese paghino il costo degli aggiornamenti della rete necessari per servire grandi consumatori come data center e impianti industriali”.
Ma la realtà è che senza nuovi investimenti nelle reti, nelle interconnessioni e nella produzione industriale di componenti strategici, gli Stati Uniti rischiano di trasformare il boom dell’intelligenza artificiale in un gigantesco collo di bottiglia energetico.







