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Neutralità climatica, il nucleare non serve. Il rapporto dell’EEB

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Come poter raggiungere la neutralità climatica? È questa la tematica al centro del rapporto dell’Environmental European Bureau, che parla dell’importanza delle rinnovabili, della riduzione della domanda energetica e di quanto sia superfluo in realtà il nucleare.
LEGGI QUI IL REPORT.

Nucleare ‘ridondante’

Nel suo rapporto, l’Environmental European Bureau (EEB) parla di quanto il nucleare sia in realtà ‘ridondante’ per il raggiungimento degli obiettivi green da qui ai prossimi anni.  Parliamo di ambizioni molto importanti che prevedono una riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030, per poter poi arrivare a una vera e propria neutralità climatica al 2050.

Il presente report evidenzia però che sono in realtà due gli ingredienti chiavi per poter rispondere a tale esigenza: il risparmio energetico e una più rapida diffusione delle rinnovabili. Questi due elementi chiave, dunque potrebbero bastare per ottenere i risultati sperati, e tutto questo potrebbe consentire il graduale abbandono dell’energia atomica. Ma come si è arrivati a questo?

L’EEB ha valutato l’attuale contributo del nucleare per il consumo finale energetico e la produzione di elettricità nell’Ue, e ne è emerso che non è necessario costruire nuove centrali né prolungare la vita di quelle oggi in funzione.

Anche lo stoccaggio farà la sua parte

Nel raggiungimento di un futuro carbon neutral però, anche lo stoccaggio farà la sua parte, nonché le interconnessioni e quelle misure che serviranno per ridurre la domanda energetica. Possibile dunque arrivare a una decarbonizzazione senza, per esempio, la così tanto ambita fusione nucleare? O senza gli SMR che stanno sempre più catturando l’interesse mondiale? Per l’Ufficio europeo dell’ambiente la risposta è sì.

Secondo tale quadro, si potrebbe già pianificare il phase out del settore, abbandonando pian piano la retorica dell’atomo in funzione di soluzioni più sicure e con meno rischi associati. Per poter fare questo però, bisogna arrivare a uno scenario ambizioso come quello descritto dalla PAC, che prevede che già, al 2040, si potrà avere un mix energetico al 100% composto dalle Fer.

I limiti del nucleare

Nel suo rapporto, l’EEB ha voluto anche sottolineare i limiti del nucleare, dichiarando che in Francia, il Paese con la maggiore capacità nell’Ue, già nel 2022 il vettore rappresentava meno del 20% del consumo finale. Negli altri Stati membri poi, non si supera nemmeno il 12%.

È dunque evidente, secondo l’Environmental European Bureau, quanto lasciar perdere questo e concentrarsi su altro sia assolutamente una strada percorribile, anche secondo la traiettoria prospettata dal rapporto per le 12 Nazioni che ad oggi ospitano delle centrali.

Per tutte infatti, conclude il report, la quota di generazione dall’atomo può scendere a zero entro il 2040 in modo assolutamente sostenibile, con la sola eccezione dello Stato francese che ha 56 reattori sul proprio territorio, e dove la quota del nucleare nei consumi energetici finali resterebbe comunque appena sopra il 3%.

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