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Scacco matto all’idrogeno verde. La “ritirata” tedesca

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La Germania cambia strategia sull’idrogeno, rivalutando le versioni blu, turchese e arancio della risorsa, ossia quelle più inquinanti in quanto prodotte con combustibili fossili. Il Governo vorrebbe portare la questione a Bruxelles, ma intanto procede importando quasi il 70% del combustibile.

La nuova strategia tedesca sull’idrogeno blu

La Germania nel proprio percorso di transizione energetica punterà tutto sull’idrogeno, verde ma (sfortunatamente) anche blu. Un allontanamento dalla decisioni prese in precedenza, in cui l’idrogeno generato da fonti fossili era stato quasi bandito. La strategia sull’idrogeno, adottata nel 2020, è stata ora aggiornata con un ammorbidimento nei confronti della versione più inquinante del combustibile e l’inserimento della tecnologia CCS (Carbon capture and storage) per mitigare le emissioni di CO2. Il combustibile blu, turchese e arancione, a basse emissioni di carbonio, dovrebbe svolgere ruolo centrale nei settori siderurgico, chimico, nonché del trasporto pesante.

La Germania investe nell’elettrolisi dell’acqua (H2 green)

La nuova strategia energetica tedesca prevede che la domanda di idrogeno raggiunga 95-130 Terawattora (TWh) nel 2030. 55 TWh corrispondono all’attuale domanda di idrogeno, prodotto ad oggi prevalentemente da gas fossile importato. Tuttavia il Governo non ha abbandonato del tutto l’idea di investire nell’elettrolisi dell’acqua, e dunque in idrogeno pulito (verde), puntando a una capacità di elettrolizzatori di 10 GW, il doppio rispetto all’obiettivo del 2020. Questi ultimi dovrebbero produrre fino a 25 TWh di idrogeno.

La maggior parte dell’idrogeno continuerà ad essere importato

Al momento l’industria tedesca giudica insufficienti le misure volta a raggiungere gli ambiziosi obiettivi “ecologici”, per cui la risorsa continuerà ad essere importata in grandi quantità. Circa il 50-70% della domanda sarà coperto da importazioni dall’estero, in particolare da Norvegia e Danimarca.

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