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Idroelettrico, 60 milioni di euro per la riconversione di una vecchia raffineria di Trieste

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Utilizzare i serbatoi di petrolio di una vecchia raffineria dismessa, per immagazzinare acqua pompata da turbine alimentate con impianti fotovoltaici. Questo è il progetto messo in piedi a Trieste per dar vita a un nuovo sistema di accumulo idroelettrico.

Da dove nasce il progetto

Da dove nasce il progetto di un nuovo sistema di accumulo idroelettrico partendo da un’ex raffineria? Tutto parte dell’idea dello studio Carlo Ratti Associati commissionato lo scorso anno dal Porto di Trieste. L’obiettivo è realizzare una vera e propria batteria ad acqua in grado di immagazzinare energia quando necessario, pompando poi l’acqua di mare nei serbatoi per poi riversarla nei momenti di picco della domanda.

Si tratterebbe dunque di un piccolo impianto idroelettrico di pompaggio reso possibile da 60 milioni di euro provenienti dal Fondo nazionale complementare al Pnrr. Le aree sulle quali si dovrà operare, sono costate quasi 30 milioni, e adesso, per la bonifica dei terreni e la costruzione di un piazzale e delle opere accessorie, si spenderanno ben 16,9 milioni. Ma di che tipo di impianti parliamo?

Un sistema di stoccaggio idroelettrico

Un sistema di stoccaggio idroelettrico è un tipo di infrastruttura pensata per immagazzinare energia potenziale gravitazionale. Funziona pompando acqua da un bacino inferiore a uno superiore, in particolare quando l’elettricità è abbondante e poco costosa. Quando i prezzi  sono più alti, l’acqua viene rilasciata dal bacino superiore attraverso turbine idrauliche, sempre al fine di generare energia pulita.

Tra i vantaggi offerti, non solo la capacità di immagazzinarne grandi quantità per periodi prolungati, ma soprattutto la possibilità di stoccarla in modo sostenibile, poiché il processo avviato dal sistema non produce emissioni di gas serra.

Progetti di riqualificazione

Trasformare una raffineria in una centrale idroelettrica rientra tra quei progetti di riqualificazione volti non solo allo sviluppo delle rinnovabili, ma soprattutto alla lotta dell’inquinamento atmosferico e del suolo.

Questi stabilimenti infatti sono incentrati sulla lavorazione di petrolio greggio e la produzione di carburanti fossili. Per questo è necessario pianificare la conversione di tali siti promuovendone al contempo una maggiore indipendenza.

Analisi da eseguire

La riconversione richiede di certo determinate analisi da eseguire, quali la valutazione della fattibilità, esaminando le caratteristiche specifiche dello stabilimento; lo studio di impatto ambientale per capire quali possono essere gli effetti su flora, fauna e risorse idriche locali; l’autorizzazione e i permessi da parte delle autorità locali.

Adesso, lo studio Carlo Ratti Associati vuole dar vita a un piccolo impianto di pompaggio che sfrutta impianti fotovoltaici e acqua salata per produrre energia sostenibile, e ci sta già lavorando nell’ambito del recupero di un parco fronte mare di 365.000 metri quadrati. L’iniziativa lascia spazio poi anche ad aree verdi, fattorie urbane e un Innovation Park con un centro di ricerca biotecnologica.

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