Roma, 17/07/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Pichetto Fratin: “Pronti a investire 4 miliardi di euro sugli e-fuel”

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Il titolare del ministero dell’Ambiente rilancia il ruolo dell’Italia come hub energetico nel Mediterraneo, soprattutto come sponda Sud ‘green’ dell’Europa, prima puntando sui biocarburanti, poi sugli e-fuel. Grazie ai rigassificatori e all’idrogeno, dice, possiamo diventare tra i primi produttori di carburanti sintetici. Nel frattempo le rinnovabili si scontrano con una burocrazia farraginosa e prepotente, su cui il Governo non interviene.

L’Italia abbraccia gli e-fuel (addio biocarburanti?)

A sorpresa stamattina il ministro dell’Ambiente e la della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato, in occasione del Foto di dialogo Italia-Spagna, una novità tutto sommato inaspettata per il nostro Paese: “Lo dico qui, vogliamo impegnarci come governo nel prossimo biennio-triennio ad investire 4 miliardi di euro sull’e-fuel“.

Sorpresa, perché il Governo italiano era favorevole alla neutralità tecnologica per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica che si è data l’Europa entro il 2050, mettendosi di traverso sul percorso del nuovo regolamento proposto dalla Commissione europea per lo stop alle nuove auto a benzina e diesel dal 2035, ma puntando tutto sui biocarburanti.

Poi, come sappiamo bene, a spuntarla è stata la Germania, altro grande Paese europeo che chiedeva la neutralità tecnologica, che però spingeva proprio verso i carburanti sintetici o e-fuel.

Bruxelles alla fine ha integrato il principio dell’e-fuel all’interno della sua proposta, lasciando fuori i biofuel.

Neutralità tecnologica e opportunità

Siamo d’accordissimo sull’e-fuel, ma quello che chiediamo è di valutare scientificamente la neutralità tecnologica. Noi abbiamo posto il tema del biocarburante. Certamente l’e-fuel inquina di meno ma arriverà nel 2028, quindi i biocarburanti erano pensati per una fase di transizione“, ha aggiunto il nostro ministro.

Se poi è dimostrata scientificamente la non neutralità uno si arrende“, ha precisato Pichetto Fratin con una punta di ironia, probabilmente, che allo stesso tempo gli ha consentito di passare facilmente da un campo all’altro.

In realtà gli e-fuel e i biofuel non sono uno strumento davvero efficace per decarbonizzare completamente il mondo dei trasporti. Vanno benissimo per il trasporto aereo (soprattutto i biofuel), ad esempio, ma poco per quello nautico e ancora un po’ meno per il trasporto su gomma dei mezzi pensati. Praticamente, quasi per niente per la mobilità privata, quindi per le nostre autovetture.

Un concetto quello della neutralità su cui insiste molto spesso il titolare del Mase. Come in occasione del Forum per l’Intermodalità Sostenibile: “L’Italia deve essere pronta a cogliere le nuove opportunità. Dopo il voto sul regolamento auto, andiamo avanti sui biocarburanti per dimostrare la loro neutralità. Dobbiamo guardare alla scienza e non all’ideologia”.

Ma e-fuel e biofuel sono davvero una soluzione?

Secondo un recente Rapporto di Bloomberg NEF,  il consumo globale di biofuel dovrebbe raggiungere il picco proprio quest’anno, nel 2023, non superando comunque il 5% del totale delle motorizzazioni, per poi perdere via via rilevanza per il trasporto su strada di persone e merci.

In termini assoluti, il picco sarebbe raggiunto entro il 2029, con una misera crescita del 13% rispetto a dieci anni prima, spinta soprattutto dal consumo indiano di etanolo e di quello di biodiesel in Europa. Per fare un paragone, nello stesso periodo l’elettrico quadruplicherebbe i consumi, si legge sul giornale dell’ISPI.

Idem per i carburanti sintetici. Oggi non ve ne sono in commercio, i siti produttivi sperimentali nel mondo si contano sulle dita di una mano (uno in Cile e un paio in Germania) e i costi di produzione appaiono ancora proibitivi. Secondo la stessa lobby dei produttori di e-fuel (e-fuel Alliance), i costi saranno tra le tre e quattro volte più salati della benzina nel 2025, e ancora superiori agli attuali carburanti fossili perfino nel 2050

Pichetto Fratin immagina l’Italia futuro hub mediterraneo degli e-fuel

Subito dopo il pronunciamento della Commissione, il punto di vista del Governo sugli e-fuel è andato cambiando: “Nel frattempo, però, il PNRR mette 3,6 miiardi sull’idrogeno: con un investimento del genere e l’Africa vicina, possiamo diventare noi stessi anche i primi produttori di e-fuel”, spiegava Pichetto Fratin l’altro giorno al Forum.

Ma non solo, perché il ministro, oltre che immaginare all’improvviso l’Italia come tra i maggiori produttori europei di e-fuel (da zero, senza neanche impianti e infrastrutture necessari), ha sottolineato che grazie ai rigassificatori, una rete del gas moderna e tutto il patrimonio rinnovabile di sole e vento, “l’Italia può puntare ad essere un Paese all’avanguardia negli obiettivi 2030 e 2050”.

È sempre facile fare proclami per i prossimi venti anni, o trenta, quando Pichetto Fratin molto probabilmente non sarà più ministro dell’Ambiente e quando gran parte dei politici che sono passati per Palazzo Chigi negli ultimi anni saranno impegnati a fare altro nella vita. Non c’è niente di male dopotutto, ma almeno si dimostri senso di responsabilità e lungimiranza nelle scelte.

Rinnovabili che crescono, tra mille difficoltà

Come facile è annunciare che grazie al PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, “sarà tracciato il percorso per arrivare a produrre energia per 2/3 da fonti rinnovabili e per la restante parte dal gas”.

Una prospettiva straordinaria, quella delle fonti energetiche rinnovabili vagheggiata dal ministro, che però cozza con i dati oggi a nostra disposizione. Nel 2022 abbiamo cumulato più di 3 GW di potenza installata, il 109% in più sull’anno precedente, ma il 200% in meno rispetto alla media annuale necessaria al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione europei da raggiungere entro il 2030.

Secondo l’Osservatorio FER Anie Rinnovabili, a creare i problemi maggiori è ancora la burocrazia che si dimostra una grande barriera alla crescita delle rinnovabili in Italia. La filiera c’è, ma c’è anche da chiedersi, a questo punto, cosa vuole fare lo Stato concretamente per la crescita sostenibile del Paese?

Giornalista

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