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Rinnovabili, progetti in Croazia bloccati dalla burocrazia

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Secondo l’associazione Renewable Energy Sources of Croatia, gli investitori non riescono a rispettare le scadenze per la costruzione dei loro impianti rinnovabili. La causa? La mancanza per tempo di tutti i permessi necessari.

Difficoltà da superare

La crescita delle rinnovabili in Croazia sembra essere bloccata da innumerevoli difficoltà da superare, che hanno tutte a che vedere con le procedure per l’ottenimento dei permessi di localizzazione, costruzione e funzionamento delle centrali green.

Secondo l’allarme lanciato dall’associazione Renewable Energy Sources of Croatia (RES), gli investitori non riescono a rispettare le scadenze proprio per la mancanza delle autorizzazioni, che non arrivano mai per tempo.

In particolare, le connessioni alla rete sono tra i principali colli di bottiglia per lo sviluppo delle iniziative, in assenza di una tariffa non ancora stabilita dall’HERA (Croatian Energy Regulatory Agency). Cosa fare dunque?

Un nuovo ciclo di investimenti

La RES chiede un nuovo ciclo di investimenti e una regolamentazione ben precisa sulla tassa da pagare per la connessione. Senza tali provvedimenti, sarà impossibile portare avanti progetti rinnovabili considerando che, per legge, tutti coloro che decidono di occuparsene devono essere primi autorizzati a costruire l’ipotetico impianto entro 7 anni.

Teoricamente, i primi due servirebbero proprio per avere il permesso di procedere, mentre gli altri 5 dovrebbero servire per operare alla realizzazione.

La stessa richiesta di aiuto proviene anche dalle aziende. Zvonimir Meštrović, responsabile dello sviluppo del business solare presso la società energetica ENCRO di Zagabria, ha dichiarato a pv magazine che i ritardi sono dovuti anche alla mancanza di manodopera, spiegando che ci sono troppi documenti da presentare e che, ognuno di essi, richiede eccessivo tempo.

Tante potenzialità ma troppa burocrazia

Meštrović ha parlato di progetti eolici per i quali è stato necessario un decennio prima di portarli a termine, sottolineando come tutto questo sia impensabile, considerando che la Direttiva UE sulle energie rinnovabili della Commissione europea stabilisce che i permessi debbano essere assegnati nell’arco di 2 anni.

Ricordiamo che la stessa Croazia, così come l’Ungheria e il Portogallo, sono state deferite dall’Esecutivo Ue alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE per non aver trasformato la direttiva in legge nazionale, chiedendo di punire tali Paesi con sanzioni finanziarie.

Parliamo tra l’altro di una Nazione che gode di condizioni climatiche piuttosto buone, con la costa che, in particolare, è soggetta ad alti livelli di irraggiamento solare. Ci sono dunque tante potenzialità ma troppa burocrazia ad arrestare la crescita di un settore che potrebbe essere molto promettente in questi territorio, e che è il fotovoltaico.

Un elenco di problemi

La Renewable Energy Sources of Croatia ha anche compilato un elenco di problemi che bisognerebbe risolvere per attuare un cambiamento repentino, con dati presentanti al governo croato a fine 2023.

Sull’energia solare la Nazione sembra essere comunque sulla buona strada in vista di quelli che sono gli obiettivi Ue sulla transizione, ma si potrebbe fare molto di più se solo si risolvessero gli attuali intoppi amministrativi, un po’ come avviene in Italia, dove le idee e le opportunità sono tante, ma tutto il resto risulta essere ancora troppo lento.

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