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Le auto elettriche valgono il 18% in più delle termiche anche dopo la demolizione. Lo studio

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Il segreto è tutto “nascosto” e dipende dalla componentistica interna delle batterie, valorizzata dal loro recupero.

Le auto elettriche valgono di più delle termiche anche dopo la loro dismissione, per un valore del +18%, nonostante i costi iniziali superiori. Le stime sui materiali recuperabili da un veicolo a batteria demolito hanno un valore medio di 1.257 euro, rispetto ai 1.068 euro di un’auto tradizionale. Tutto questo emerge dallo studio “The Automotive Material Transition” di Wastetide.

E il “merito” è proprio nel fulcro delle BEV, i Battery Electric Vehicles (veicoli elettrici a batteria), le auto al 100% elettriche, senza motore termico.

Secondo gli estensori del rapporto dunque, le auto elettriche non sono solo “sostenibili” con l’abbattimento delle emissioni quando sono su strada. Portano un grande valore aggiunto anche quando non servono più. La capacità di recuperare e riutilizzare le batterie è ancora in una fase iniziale, ma dalle proiezioni le premesse sembrano importanti.

Il valore dei materiali

Per l’Europa, con un parco circolante di 249 milioni di unità, questo sistema assume un valore strategico. Dalle stime di Wastetide, solo per il rame, è emerso che il recupero dei veicoli a fine vita potrebbe soddisfare tra il 5% e il 7% del fabbisogno europeo. Un valore aggiunto per i processi di elettrificazione.

All’interno delle BEV, ha sottolineato Wastetide, “ci sono una serie di metalli preziosi, principalmente alluminio e rame, che da soli rappresentano l’87% del valore recuperabile. Questi sono reintegrabili nel processo industriale in maniera lineare“.

Più nel dettaglio un’auto elettrica può contenere “circa 250 chilogrammi di alluminio e 60 chilogrammi di rame, rispetto ai 140 e 23 chilogrammi di un’auto con motore a combustione interna“. L’alluminio prevede una produzione altamente inquinante ed è per questo che “il recupero circolare ha effetti molto positivi nella riduzione delle emissioni“.

Per le batterie, il litio, il nichel e il cobalto sono degli asset strategici a livello geo-economico e in questo senso il loro nuovo impiego avrà un valore strategico per l’Europa. Così la regione potrà ridurre in modo significativo la dipendenza dalle importazioni.

Attenzione all’assemblaggio

C’è però un monito, come hanno evidenziato gli analisti, che riguarda la struttura della progettazione delle stesse batterie, in linea o meno con il Design for Disassembly.

Se infatti queste sono integrate e fissate nel telaio, i costi di manodopera per estrarle potrebbero erodere il margine del recupero. Il processo diventerebbe “meno efficiente rispetto a componenti modulari e facilmente rimovibili“. Quel valore medio di 1.257 euro tenderebbe ad abbassarsi.

Come cambia la rottamazione

In termini di efficienza economica, un sistema simile rende più corte le catene del valore, rimanendo queste sempre interne alla struttura. I materiali trovano infatti immediatamente un nuovo impiego dopo la rottamazione.

Tra le conseguenze, ci sarà una trasformazione proprio del settore della rottamazione. “Da semplici centri di stoccaggio si arriverà a veri e propri impianti di high-tech recovery con valore di hub“.

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