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I mille usi della Perovskite. Dal fotovoltaico ai nuovi carburanti sostenibili

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Tra i mille utilizzi della Perovskite, minerale “miracoloso” già sperimentato nel settore delle rinnovabili, in particolare del fotovoltaico, va annoverata la capacità di convertire plastica e CO2 in carburante sostenibile. La ricerca.

Un minerale dalle proprietà uniche

Come si evince da una ricerca pubblicata su Nature Energy , è stato scoperto un nuovo modo per convertire la plastica e i gas serra in combustibili sostenibili utilizzando un “materiale miracoloso”, noto come Perovskite. Si tratta di un minerale con proprietà ottiche ed elettroniche uniche, perfette per le celle solari e altre applicazioni energetiche. 

Il recente studio ha dimostrato che con questo materiale, già ampiamente impiegato nel settore del fotovoltaico grazie alle alte prestazioni verificate, è possibile produrre un combustibile liquido utilizzabile per alimentare auto e altri veicoli. 

Come funziona?

Il processo funziona esponendo la plastica e la CO2 alla luce solare. È proprio grazie a quest’ultima che la Perovskite riesce a scomporre le molecole e a convertirle in combustibile liquido. Da molti la scoperta è stata salutata come una svolta nell’energia sostenibile, in quanto offre un modo per riciclare i rifiuti di plastica e ridurre contemporaneamente le emissioni di gas serra. È indubbiamente un importante passo in avanti nella lotta al cambiamento climatico, soprattutto se si considera l’abbattimento delle emissioni di CO2 e l’efficienza della conversione: fino al 20% per la plastica e al 30% per la CO2.

Per ogni 100 grammi di plastica e CO2 utilizzati, quindi, 20 grammi e 30 grammi possono essere convertiti in carburante. Un tasso di conversione alto, che rende possibile  l’implementazione del minerale su larga scala.

Il fotovoltaico in perovskite, quasi tre volte più efficiente 

La Perovskite trova già largo impiego nel settore del fotovoltaico

La sua composizione chimica, infatti, consente una maggiore capacità di assorbire la luce: le cariche elettriche generate dall’assorbimento della luce catturata viaggiano all’interno del pannello fonoassorbente per distanze maggiori, con un tempo di  permanenza della carica elettrica più elevato. Un processo più potente rispetto a quello che si verifica con il silicio e che, di conseguenza, permette più accumulo di energia. Inoltre, mentre i pannelli solari in silicio hanno uno spessore di circa 180 micrometri, le celle solari in perovskite hanno uno spessore di meno di un micrometro

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