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Estrarre gas naturale aumentandone la produzione: la tecnologia sviluppata in Cile

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La società nazionale del gas cilena Enap vuole applicare al più presto la tecnologia innovativa SCS. Di cosa si tratta? Di un sistema per estrarre il carburante aumentandone fortemente la resa, mediante un compressore sotterraneo posizionato a chilometri di profondità.

Un metodo efficiente e una maggiore produzione

Quello messo a punto dalla società nazionale cilena Enap è sicuramente un metodo efficiente per ciò che concerne l’estrazione di gas naturale.

La tecnologia si basa su un compressore sotterraneo posizionato a chilometri di profondità all’interno del pozzo dal quale si estrae il carburante. Come risultato, a differenza dei classici apparecchi disposti in superficie, si ottiene un differenziale di pressione molto più elevato, consentendo così una maggiore produzione.

Già utilizzato negli Stati Uniti

Non è la prima volta che si sperimenta tale sistema, già utilizzato negli Stati Uniti e dove ha dato prova di grandi prestazioni. Per tale ragione, si guarda adesso alla possibilità di utilizzarlo anche per i pozzi offshore, ma su questo ci sarà ancora tanto da lavorare.

Si tratta comunque di un metodo riconosciuto con la sigla SCS che sta per ‘Sbilanciamento complessivo del sistema’, e che si basa dunque su una differenza matematica tra il quantitativo espresso in energia del gas presente all’interno delle cavità e misurato nei punti di entrata e di uscita, e il medesimo atteso alla fine dell’estrazione, indicando così la quantità di materia prima in più o in meno rispetto a quelle che sono le aspettative.

La società Enap prevede di poter sfruttare tale tecnica per la prima volta entro il primo trimestre di quest’anno.

Quanto è importante il gas naturale per il Cile?

Ma a questo punto è lecito chiedersi: quanto è importante il gas naturale per il Cile? A tal proposito il Paese dispone di scarse riserve in realtà, ed è per questo che tende ad assicurarsi il proprio fabbisogno da Trinidad e Tobago, e dunque dall’America centrale caraibica, grazie alle risorse messe a disposizione dalla multinazionale Shell sotto forma di GNL.

La Nazione è ancora fortemente legata ai combustibili fossili, e parliamo soprattutto di carbone e petrolio, oltre che di gas naturale. Tutti questi vettori insieme, rappresentano il 73% del mix elettrico totale, almeno era così nel 2022, secondo analisi condotte dall’International Energy Agency.

Il percorso verso la transizione energetica

Ma ad oggi invece, il governo ha messo in piedi o meno un percorso verso la transizione energetica? Ci sono dei fattori geografici che potrebbero agevolare di molto la decarbonizzazione graduale dell’economia, comprese alcune misure a sostegno della sostenibilità introdotte negli ultimi 25 anni.

L’attuale Presidente della Repubblica del Cile infatti, Gabriel Boric, aveva già due anni fa espresso la propria volontà di raggiungere determinati obiettivi prima del 2050, sviluppando soprattutto capacità di produzione ed esportazione del litio e dell’idrogeno verde.

Rinnovabili e veicoli elettrici

È dunque in piedi una strategia per raggiungere, in ambito rinnovabili, l’80% della produzione data da tali fonti entro il 2030, prevedendo anche di chiudere le centrali a carbone da qui al 2040. Tenendo conto delle ottime condizioni climatiche del territorio, eolico e solare potrebbero poi rivelarsi davvero competitivi a lungo termine, ma avranno sempre più bisogno del supporto del governo.

E sul campo dei veicoli elettrici? Il Cile molta punto sul litio, ma il problema è che, a livello locale, lo sviluppo dell’industria delle batterie è frenato dalla debolezza della richiesta locale e dagli scarsi incentivi fiscali.

Tuttavia, la e-mobility e l’idrogeno potrebbero ricoprire un ruolo importante nei trasporti pubblici e nell’industria mineraria, considerando che il Paese sud-americano è il primo produttore mondiale di rame.

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