Roma, 22/02/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

L’impatto energetico della digitalizzazione. Lo studio

11impronta carbonica digitale
Home > News > Elettrificazione > L’impatto energetico della digitalizzazione. Lo studio

Secondo i dati riportati da un recente studio su Nature, IA e Blockchain potrebbero far impennare l’impronta carbonica del digitale, che salirebbe del 14% entro il 2040. La soluzione? L’architettura a microservizi.

Impronta carbonica +14% entro il 2040

L’impatto sull’ambiente delle tecnologie ad alta intensità energetica come la blockchain e l’intelligenza artificiale, che richiedono una grande quantità d’energia per l’elaborazione di calcoli complessi e risorse computazionali, potrebbe essere sottovalutato. Secondo uno studio comparso recentemente sulla rivista scientifica Nature, l’industria digitale, con la sua crescente impronta di carbonio globale, contribuisce significativamente all’incremento dei gas serra, passando dal 1,6% del 2017 al 14% entro il 2040 (+775%).

Digitale 5°maggiore produttore di CO2

Se il settore digitale fosse una nazione, si posizionerebbe come il maggiore produttore di anidride carbonica a livello globale, contribuendo per circa il 3,8% al totale delle emissioni. Una percentuale che supera le emissioni del Giappone ed è addirittura 4 volte superiore a quelle della Francia. Ma, come riporta l’analisi di Nature, se si guarda al futuro la situazione può essere anche peggiore. 

Il concetto di Green IT

Stando ai dati riportati in uno dei report di Lean Ict, le emissioni di CO2 generate dai dispositivi digitali sono passate dal 2% del 2008 al 3,7% nel 2020. In base a questo trend, anche secondo la Green Software Foundation, l’aumento del consumo energetico da parte di queste tecnologie potrebbe portare le emissioni dell’ICT a raggiungere il 33% delle emissioni totali di gas serra entro il 2050. In questo contesto, il concetto di “Green IT” emerge come catalizzatore fondamentale per ridurre l’impatto ambientale delle tecnologie dell’informazione e orientare le aziende verso pratiche più sostenibili, ormai improrogabili. 

Le linee guida della Science Based Targets Initiative

Seguendo le linee guida stabilite dalla Science Based Targets Initiative, per raggiungere l’obiettivo “net zero” entro il 2050, il settore globale dell’ICT deve ridurre le proprie emissioni di gas serra del 45% entro il 2030. Tuttavia, l’ adozione di tecnologie come big data, intelligenza artificiale e blockchain, potrebbe ritardare il progresso verso questi obiettivi, anche a causa dei problemi inerenti lo smaltimento dei prodotti tecnologici e alla dispersione nell’ambiente di sostanze pericolose e contaminanti come mercurio, piombo e cadmio.  E’ dunque chiaro che le aziende che vogliono costruire un futuro sostenibile per le generazioni che verranno, devono valutare l’integrazione di soluzioni Green IT all’interno della propria strategia di trasformazione sostenibile.

La produzione globale di rifiuti elettronici

Come riportato da Ernst & Young,  la produzione globale di rifiuti elettronici è stata di 53,6 milioni di tonnellate nel 2019 e si prevede che entro il 2030 raggiungerà i 74,7 milioni di tonnellate. Ma paradossalmente è proprio la tecnologia digitale a svolgere un ruolo chiave nel guidare cambiamenti in questo ambito. Il report Smarter2030 realizzato da Accenture Strategy per la Global e-Sustainability Initiative, è molto chiaro a riguardo: il settore ICT ha il potenziale di ridurre le emissioni globali di carbonio del 20%, mantenendo le emissioni ai livelli del 2015.

I green software e architettura a microservizi

L’architettura a microservizi è un approccio di sviluppo che consente di segmentare le applicazioni aziendali in servizi modulari indipendenti, ognuno programmabile in diversi linguaggi software. Questa metodologia consente di scalare un singolo microservizio in caso di necessità, senza coinvolgere l’intera infrastruttura. Inoltre, offre la flessibilità di scegliere i linguaggi di programmazione più efficienti e di implementare codici e algoritmi altamente performanti in modo più flessibile: ciascun microservizio può essere così gestito in modo indipendente, semplificando il ridimensionamento automatico in base alle necessità. L’associazione Green Software Foundation ha proprio l’obiettivo di incoraggiare l’industria del software ad adottare principi di Green Software nello sviluppo, riducendo al minimo le emissioni di anidride carbonica. 

Articoli correlati