Rinnovabili e sistemi di accumulo per abbassare le bollette: così l’Europa può accelerare sull’elettrificazione secondo l’IEA
L’Europa vuole elettrificare consumi, trasporti e riscaldamento, ma per farlo deve prima rendere l’elettricità economicamente più conveniente. È questo il nodo centrale dell’analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) firmata da Brent Wanner, Max Schoenfisch e Hans-Kristian Ringkjøb: tecnologie come pompe di calore e veicoli elettrici possono ridurre consumi ed emissioni, ma con gli attuali prezzi dell’energia elettrica non risultano ancora competitive in tutti i Paesi europei.
La questione diventa decisiva alla luce del nuovo obiettivo comunitario: il Piano d’azione per l’elettrificazione dell’Unione europea punta a portare la quota dell’elettricità al 32% dei consumi finali di energia entro il 2030. Per raggiungerlo non basta aumentare la produzione elettrica. Bisogna intervenire contemporaneamente su generazione, reti, accumuli, flessibilità e tassazione.
Si rischia un aumento dei prezzi dell’elettricità anche superiori del 40% rispetto a oggi. Come intervenire
Il vantaggio dell’elettrificazione deriva innanzitutto dall’efficienza. In molti utilizzi finali, le tecnologie elettriche trasformano l’energia in lavoro utile con minori perdite rispetto alle alternative basate sulla combustione. Una pompa di calore, ad esempio, utilizza l’elettricità per trasferire calore anziché produrlo direttamente bruciando combustibili.
Ma la convenienza economica dipende dal prezzo relativo dell’elettricità rispetto a gas e altri combustibili. Ed è qui che l’Europa continua a incontrare uno dei principali ostacoli alla transizione energetica.
Secondo la IEA, un pacchetto coordinato di interventi potrebbe ridurre entro il 2030 il prezzo medio dell’elettricità di circa il 20% per le famiglie e di oltre il 5% per gli utenti commerciali e industriali rispetto al 2025, anche mantenendo il gas sui livelli medi registrati quell’anno.
Senza questi interventi, al contrario, i prezzi potrebbero risultare superiori di oltre il 40% rispetto a oggi, si legge nell’articolo pubblicato dall’IEA.
Rinnovabili e minore dipendenza dal gas
Il primo pilastro, secondo gli esperti, è rappresentato dalle fonti energetiche rinnovabili. Eolico e fotovoltaico sono ormai tra le tecnologie di generazione più competitive nell’Unione e una loro maggiore presenza consente di ridurre il ricorso alle centrali a gas, generalmente più costose.
Il meccanismo ha conseguenze dirette sul mercato elettrico. In Europa il prezzo all’ingrosso viene spesso determinato dall’impianto marginale necessario a soddisfare la domanda, frequentemente una centrale alimentata a gas. Più energia solare ed eolica entra nel sistema, meno frequentemente queste centrali devono essere chiamate a produrre.
Nel 2025 eolico e fotovoltaico hanno rappresentato il 30% della produzione elettrica europea. Il raggiungimento degli obiettivi Ue sulle rinnovabili porterebbe questa quota oltre il 50% entro il 2030. Secondo la IEA, ciò potrebbe ridurre di quasi il 20% i prezzi medi dell’elettricità per gli utenti finali rispetto a uno scenario nel quale la diffusione delle due tecnologie restasse sostanzialmente ferma ai livelli attuali.
C’è anche una questione di autonomia energetica. Ridurre il ruolo del gas nella formazione dei prezzi significa diminuire l’esposizione europea alle oscillazioni delle commodity internazionali e agli shock geopolitici, come ha mostrato la crisi energetica del 2022.
Reti e sistemi di accumulo diventano infrastrutture strategiche per l’elettrificazione
Produrre più energia rinnovabile, però, non basta. Se reti e sistemi di accumulo non crescono alla stessa velocità, una parte dell’elettricità disponibile rischia di non poter essere utilizzata. La IEA quantifica il problema: se entro il 2030 il curtailment, cioè la produzione rinnovabile potenzialmente disponibile ma non immessa in rete, aumentasse di cinque punti percentuali a causa della congestione delle infrastrutture, i prezzi medi dell’elettricità nell’Unione crescerebbero dell’8%.
È qui che l’accumulo assume un valore economico oltre che tecnologico. Batterie e altri sistemi di storage permettono di immagazzinare energia quando la produzione è abbondante e rilasciarla quando serve, riducendo gli sprechi, alleggerendo le congestioni della rete e limitando la necessità di ricorrere alle centrali termoelettriche nei momenti di maggiore domanda.
Lo storage diventa quindi una componente essenziale di un sistema nel quale solare ed eolico superano progressivamente il ruolo delle fonti programmabili tradizionali. A questo si aggiunge la flessibilità della domanda: tariffe orarie, sistemi digitali di controllo e batterie installate presso consumatori e imprese possono spostare i consumi verso le ore in cui l’elettricità è più abbondante e meno costosa.
Il nodo della tassazione
La competitività dell’elettrificazione dipende però anche da come l’energia viene tassata. Nel 2025 accise e IVA rappresentavano il 28% del prezzo medio dell’elettricità pagato dalle famiglie europee e circa il 14% di quello sostenuto dagli utenti commerciali e industriali.
Secondo i calcoli della IEA, portare IVA e accise ai minimi consentiti dalla normativa europea potrebbe ridurre di quasi il 15% i prezzi medi dell’elettricità domestica nel 2030 rispetto allo scenario controfattuale. Una scelta che avrebbe naturalmente conseguenze sulle entrate pubbliche e che dovrebbe quindi essere valutata Paese per Paese.
Il paradosso del gas più economico e l’incognita GNL
Resta infine una variabile difficilmente controllabile dall’Europa: il prezzo internazionale del gas. Nel 2025 questa fonte rappresentava ancora il 17% del mix energetico europeo e gas, carbone o petrolio hanno determinato il prezzo marginale dell’elettricità in circa metà delle ore dell’anno.
L’arrivo sul mercato mondiale di nuova capacità di esportazione di GNL potrebbe spingere al ribasso le quotazioni entro il 2030. Secondo i dati più recenti, le importazioni dell’Unione sono passate da circa 80 miliardi di metri cubi nel 2021, prima della guerra in Ucraina, al record di 146 miliardi nel 2025. In quattro anni l’aumento è stato quindi di circa 66 miliardi di metri cubi, pari all’82,5%. Il salto più consistente si è concentrato subito dopo la crisi del 2022, quando gli acquisti avevano già raggiunto circa 130-135 miliardi di metri cubi; da allora la crescita è stata più contenuta, ma il GNL si è consolidato su livelli strutturalmente molto superiori a quelli pre-crisi. Una trasformazione che ha diversificato le fonti di approvvigionamento e ridotto la dipendenza da Mosca, ma ha anche reso l’Europa più esposta al mercato globale del GNL, alla volatilità dei prezzi e alla concorrenza internazionale per le forniture.
Emerge così un ulteriore potenziale paradosso: un gas meno caro abbasserebbe anche i costi della generazione elettrica, ma contemporaneamente renderebbe meno conveniente sostituire le caldaie a gas con tecnologie elettriche come le pompe di calore.
La conclusione della IEA è quindi soprattutto industriale. L’elettrificazione può diventare uno strumento di decarbonizzazione, efficienza, competitività e sicurezza energetica soltanto se l’Europa riesce a ridurre strutturalmente il costo dell’elettricità. Servono più rinnovabili, reti capaci di trasportarle, accumuli per utilizzarle quando servono e una fiscalità coerente con gli obiettivi della transizione. Il punto non è soltanto produrre più elettricità pulita: è fare in modo che utilizzarla diventi economicamente conveniente per famiglie e imprese.







