Roma, 09/02/2026 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Comunità Energetiche, dati positivi dal GSE, ma la burocrazia frena. Il Digital Twin italiano fa scuola in Europa. Bussone “ora la sfida è realizzare nuovi impianti”

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Le Comunità Energetiche in Italia stanno vivendo un’accelerazione inattesa: secondo il GSE, le configurazioni hanno, infatti, superato quota 2.000, coinvolgendo quasi 18.000 utenze. Inoltre, l’Italia fa scuola in Europa grazie a tecnologia e innovazione. Nonostante questo slancio, però, permangono ostacoli burocratici che rallentano lo sviluppo sul territorio. Una fotografia dettagliata della situazione italiana viene offerta a Key4biz da Paolo Arrigoni, Presidente GSE, Antonio Trevisi, Senatore e promotore delle legge sul Reddito energetico, Giuseppe Milano, autore del libro “Comunità energetiche. Esperimenti di generatività sociale e ambientale?” e Elena Stopelli, Community Manager della CER “Koncert”.

Il boom italiano

Tra nucleare, nuovi rigassificatori e l’aumento delle importazioni di energia fossile dagli Stati Uniti, sembrava che l’Italia avesse messo in secondo piano le Comunità Energetiche Rinnovabili e la stessa transizione energetica. Quelle che erano state presentate come uno degli strumenti chiave della lotta al cambiamento climatico – le CER, un modello giuridico innovativo che porta l’energia rinnovabile “a km zero” permettendo a cittadini, imprese ed enti locali di beneficiare di vantaggi economici e fiscali dall’autoproduzione – negli ultimi mesi parevano finite nel dimenticatoio.

I nuovi dati del GSE

Ma a sorpresa, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ribalta la percezione con nuovi dati. Gli ultimi numeri riportati confermano, infatti, una crescita in forte accelerazione, con oltre 2.000 configurazioni già attive o in fase di attivazione in tutta Italia. A guidare il cambiamento sono PiemonteLombardiaSicilia e Veneto, seguiti a ruota dal resto del Paese, dove si registra una vera e propria impennata.

Come riportato dalla Piattaforma di monitoraggio del PNIEC  abbiamo superato la soglia delle 2.000 richieste di qualifica CACER, tra Comunità Energetiche Rinnovabili, Gruppi di Autoconsumo Collettivo e Autoconsumatori Individuali a Distanza. Sono quasi 18.000 le utenze coinvolte in tutto il territorio nazionale e il significativo incremento di iniziative che abbiamo registrato dimostra come nel Paese sia cresciuta la consapevolezza dei benefici generati dall’autoconsumo diffuso” ha dichiarato a Key4Biz, Paolo Arrigoni, Presidente del GSE.

Cosa è cambiato?

Da cosa nasce questa accelerazione, che sembra smentire la lentezza iniziale? In molti hanno spiegato l’avvio incerto con una presunta scarsa consapevolezza “green” della popolazione, trattandosi di un meccanismo che si fonda soprattutto sulla partecipazione dal basso.

Ma basta andare oltre la comoda retorica – pur fondata – sulla tradizionale diffidenza italiana verso le novità, per capire quale sia stato il vero elemento che ha sbloccato il sistema. Le modifiche introdotte con il nuovo Decreto ministeriale che corregge la disciplina degli incentivi, estendendo la platea e semplificando le modalità di accesso, hanno senza dubbio fatto la differenza. Così come ha sicuramente pesato l’accordo tra ANCIUncemGSE e il Ministero dell’Ambiente.

Vi erano vari tasselli mancanti, insomma, capaci di indicare la strada verso una produzione elettrica sempre più decentrata e partecipata. A spiegarcelo è stato, tra gli altri, il senatore Antonio Trevisi, promotore del reddito energetico e di alcune delle misure correttive più rilevanti in materia di CER.

Bollette meno pesanti per famiglie e imprese

La crescita significativa delle comunità energetiche conferma l’efficacia del lavoro portato avanti con il ministro Pichetto Fratin, anche su mio input” ha commentato il Senatore di Forza Italia.

Dopo l’introduzione delle nuove regole, in poche settimane le CER sono diventate circa 2.000, registrando un aumento esponenziale” ha quindi aggiunto.

Trevisi ha sottolineato come i limiti previsti dai precedenti governi, che riservavano l’incentivo in conto capitale del 40% solo alle famiglie e imprese dei comuni sotto i 5.000 abitanti, rischiassero di far perdere le risorse del PNRR, pari a 2,2 miliardi di euro.

I correttivi normativi hanno esteso la possibilità di creare CER incentivate anche nei comuni fino a 50.000 abitanti, prorogato la fine dei lavori al 30 giugno 2026 con entrata in esercizio entro 24 mesi dalla fine dei lavori (e comunque entro il 31 dicembre 2027), e innalzato le spese tecniche ammissibili dal 10% al 30%. Grazie a queste modifiche, le famiglie e le imprese avranno bollette meno pesanti e lo Stato potrà ottenere un ritorno economico significativo dall’investimento realizzato.”

In sostanza, secondo Trevisi, la combinazione tra correttivi normativi e incentivi più accessibili ha fornito il reale impulso alla crescita delle CER, rendendo possibile una transizione energetica più partecipata e diffusa sul territorio.

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