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Golden power, anche le imprese che raffinano idrocarburi hanno rilevanza strategica nazionale

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L’Aula della Camera ha definitivamente approvato con 133 voti favorevoli e otto contrari (98 gli astenuti) il Dl con le misure urgenti a tutela dell’interesse nazionale nei settori produttivi strategici, nel testo identico a quello approvato dal Senato, tra cui quello della raffinazione di idrocarburi (cioè il petrolio grezzo)

Golden Power e imprese operanti nel settore della raffinazione di idrocarburi (petrolio grezzo)

Dopo l’approvazione di Palazzo Madama, passa anche alla Camera dei Deputati il decreto legge con le misure urgenti a tutela dell’interesse nazionale nei settori produttivi strategici, anche detto DL “Golden Power”.

Con solo otto voti contrari (e 98 astenuti), la maggioranza dell’aula dà il proprio via libera al testo già approvato al Senato con l’obiettivo di fronteggiare, tra l’altro, la crisi dell’impianto di raffinazione Isab-Priolo e del rilevante impatto produttivo e occupazionale delle aree industriali e portuali collegate, anche per quanto riguarda la filiera delle piccole e medie imprese insediate al loro interno, ponendo le basi per eventuali interventi di commissariamento.

Il cuore del testo è comunque centrato sulle imprese operanti nel settore della raffinazione di idrocarburi, che hanno attività di rilevanza strategica per l’interesse nazionale e che devono garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità produttiva.

Con “raffinazione di idrocarburi”, si intende generalmente il processo di raffinazione del petrolio grezzo, cioè miscuglio di idrocarburi, molto diversi per composizione chimica, e da impurità. Un processo tecnologico in grado di depurare il greggio trasformandolo in più di un prodotto finale (carburanti, solventi, bitumi, lubrificanti) o in prodotti intermedi per l’industria petrolchimica (es. olefine, idrocarburi aromatici), come spiegato da ecoage.com. Il processo si svolge in stabilimenti industriali detti “raffinerie”.

Attivazione delle misure di sostegno

In una nota Radiocor, si legge inoltre che tra le disposizioni del decreto è previsto che: “Fino al 31 dicembre 2023, qualora le stesse imprese manifestino rischi di continuità produttiva, sono tenute a darne tempestiva comunicazione al ministero delle Imprese e del made in Italy, ai fini dell’attivazione delle misure di sostegno e dell’eventuale ammissione alla procedura di amministrazione temporanea, per un periodo massimo di un anno, prorogabile una sola volta fino a ulteriori 12 mesi”.

In precedenza era previsto il termine del 30 giugno 2023, poi posticipato a fine anno in prima lettura.

Amministrazione temporanea

L’amministrazione temporanea di cui sopra, è scritto nel testo del decreto, “prevede la sostituzione degli organi di amministrazione e controllo e la nomina di un commissario che subentra nella gestione, per la quale può avvalersi anche di società a controllo o a partecipazione pubblica operanti nei medesimi settori”.

Inoltre, “in caso di grave ed imminente pericolo di pregiudizio all’interesse nazionale alla sicurezza nell’approvvigionamento energetico”, l’amministrazione temporanea può essere disposta con decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro dell’ambiente, anche indipendentemente dall’istanza di parte.

Raffinerie di petrolio in Italia, basteranno?

Ad oggi, nonostante i timori per eventuali conseguenze negative per la nostra economica, legate all’embargo sul petrolio russo che scatterò il prossimo 5 febbraio, si stima che i 13 impianti per la raffinazione del greggio presenti sul territorio nazionale siano più che sufficienti per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.

A fronte di un consumo interno di prodotti raffinati per 55 milioni di tonnellate, infatti, se ne raffinano più di 71 milioni, potenzialmente fino a 88 milioni di tonnellate.

A meno che, però, non iniziamo a vendere/esportare le eccedenze (secondo molti la Germania si potrebbe rivolgere proprio all’Italia per sopperire alla mancanza di gasolio), in una misura tale da creare poi un problema anche alla domanda interna (maggiore dell’offerta e quindi in grado di rialzare ulteriormente i prezzi dei carburanti, alimentando la spinta inflazionistica). Ma al momento è solo un’ipotesi da tenere in considerazione.

Golden Power, che cos’è?

Con lo scopo di salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale, il legislatore ha riscritto, con il decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, la materia dei poteri speciali esercitabili dal Governo.

Con “poteri speciali” (o Golden Power) si intendono, tra gli altri, la facoltà di dettare specifiche condizioni all’acquisito di partecipazioni, di porre il veto all’adozione di determinate delibere societarie e di opporsi all’acquisto di partecipazioni.

Giornalista

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