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Calano i consumi energetici in Italia, rinnovabili al 31% nel 2022

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Consumi in calo dell’1% rispetto al 2021 e fonti rinnovabili al 31% della domanda. Dicembre conferma il trend che ha caratterizzato gli ultimi mesi dell’anno passato: flessione del 9,1% per i consumi complessivi e del 15% per quelli industriali. Mesi caldi questi passati, ma ora l’inverno sembra giocare pesante.

Consumi energetici, un anno a due velocità

Un’Italia a due facce quella dell’andamento della domanda di energia elettrica durante il 2022. Nella prima parte dell’anno passato sembrava attestarsi una tendenza positiva dei consumi, poi a partire dall’estate si è rapidamente affermato un nuovo corso, frutto di diversi fattori concomitanti, sia interni, sia esterni.

Secondo i dati forniti da Terna, infatti, il fabbisogno finale di energia elettrica in Italia nel 2022 è stato pari a 316,8 miliardi di kWh, un valore in flessione dell’1% rispetto al 2021 (319,9 TWh,, +6% sul 2020).

Giù anche i consumi industriali delle imprese cosiddette ‘energivore’, diminuiti del 5,4% rispetto al 2021

I fattori che hanno inciso di più su questo risultato sono stati diversi, tra cui:

  • le misure di contenimento dei consumi elettrici attuate dai cittadini e dalle imprese su indicazione del Governo;
  • il caro prezzi che ha caratterizzato i mercati dell’energia;
  • le temperature piuttosto miti registrate nei mesi autunnali e invernali.

Il Rapporto Terna sulla domanda di energia elettrica in Italia

Nel “Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico” di dicembre 2022, il dato sulla domanda di energia elettrica ha confermato la tendenza finale della seconda metà dell’anno appena trascorso, attestandosi a 25 miliardi di kWh, un valore in flessione del 9,1% rispetto a dicembre del 2021.

“Il valore della domanda elettrica mensile, destagionalizzato e corretto dall’effetto della temperatura e del calendario, risulta in calo del 6,5%. In termini congiunturali, la richiesta elettrica di dicembre 2022, destagionalizzata e corretta dall’effetto temperatura e del calendario, risulta sostanzialmente stazionaria rispetto al mese precedente (novembre 2022). A livello territoriale la variazione di dicembre 2022 è risultata ovunque negativa: -8,3% al Nord, -9,4% al Centro e -10,5% al Sud e nelle isole”, si legge nel comunicato di Terna.

Le rinnovabili

Per quanto riguarda le fonti di copertura, le rinnovabili hanno raggiunto uno quota del 31,1%.

La produzione nazionale netta (276,4 miliardi di kWh) è risultata in diminuzione dell’1,3% rispetto al 2021 con la seguente articolazione per fonti: in crescita le fonti fotovoltaica (+11,8%) e termoelettrica (+6,1%); in flessione le fonti idroelettrica (-37,7%), eolica (-1,8%) e geotermica (-1,6%). L’indice IMCEI ha fatto registrare una flessione del 5,4% rispetto al 2021.

La domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’86,4% con produzione nazionale e per la quota restante (13,6%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.

I motivi di questo risultato, tra paura per il futuro e cambiamenti climatici

Due gli elementi chiave per comprendere questo risultato: da un lato il contenimento dei consumi messo in atto da famiglie e imprese come conseguenza dello scenario geopolitico, della guerra in Ucraina e dei problemi di approvvigionamento; dall’altro un clima assolutamente mite durante l’autunno 2022 e l’inizio dell’inverno (sarà così anche a gennaio e febbraio? Questi giorni sembrano indicare il contrario).

Secondo dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (ISAC) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), il 2022 è stato l’anno più caldo di sempre dal 1800 ad oggi, con una temperatura media nazionale superiore di +1,15°C rispetto alla media trentennale 1991-2020 (rilevazioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale). Nel Nord Ovest italiano questa anomali ha raggiunto +1,7°C.

L’anomali positiva di temperatura può essere estesa a tutta l’Europa occidentale per il 2022. In questo inizio di 2023 la stessa sorte sembra toccare all’Europa orientale, Polonia in testa.

Giornalista

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