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Il report di Rystad Energy: aumentano i GW di pannelli solari europei non installati quest’anno

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Secondo gli ultimi dati forniti da Rystad Energy, nei magazzini europei giacciono 80 GW di pannelli solari non installati, per un valore di 7 miliardi di euro. Leggi qui il report. 

I dati

Questi dati fanno riferimento al rapporto pubblicato quest’estate da Rystad Energy, azienda di ricerca con sede a Oslo, in Norvegia. Il focus riguarda tutti quei pannelli solari accumulati dall’Europa dal 2022 fino a oggi, e di produzione cinese.

Il report mostra l’aumento avvenuto nell’arco di un solo mese: da circa 40 GW di corrente continua di capacità in stoccaggio di luglio, a 80 GW raggiunti a fine agosto, per un valore totale di 7 miliardi di euro.

Parliamo di una grande potenza energetica che sarebbe in grado di alimentare almeno 20 milioni di case all’anno, e che potrebbe crescere arrivando anche a 100 GW di capacità solare persa entro la fine del 2023, secondo le previsioni di Marius Mordal Bakke, analista senior della catena di fornitura della compagnia norvegese.

Uno spreco energetico ed economico

Si tratta dunque di uno spreco energetico ed economico che rallenta il raggiungimento di tutti quegli obiettivi fissati da qui al 2030 e 2050. Ma a cosa potrebbero essere dovuti questi risultati?

L’aumento di GW potrebbe dipendere da tutti quegli ordini per utilizzi domestici e industriali che non sono stati fatti, sia per ragioni legate al denaro e alla volatilità continua dei prezzi, sia per le attese di ribasso sul costo di queste fonti sostenibili.

La scelta evidente infatti, per tutta l’Unione Europea, è stata quella di rinunciare alla proprietà, intesa come la fabbricazione in proprio dei pannelli, preferendo piuttosto acquistarli altrove, soprattutto in Cina, per motivi di convenienza economica.

La spesa europea

Nello studio si parla anche della spesa europea per le importazioni di energia solare, che è quasi quadruplicata negli ultimi 5 anni passando da 5,5 miliardi di euro nel 2018, a oltre 20 miliardi lo scorso anno. 

Questo perché, nonostante gli obiettivi ambiziosi dell’Ue di arrivare a produrre 30 GW di elettricità sostenibile entro il 2025 e 40 GW al 2030, i moduli ottenuti a livello locale non sono mai riusciti a tenere il passo con la crescita dei prodotti importati.

Infatti, di una somma totale di 18,5 miliardi di euro investiti nel fotovoltaico ne sono stati utilizzati la maggioranza proprio per richiedere più pannelli cinesi, nonostante la carenza critica di polisilicio (materia prima chiave per la produzione) che ha contribuito all’impennata dei prezzi in tutto il mondo.  

A giudicare dal mercato odierno, secondo le previsioni dell’azienda norvegese, le importazioni dalla Cina aumenteranno del 38% all’anno, creando in Europa sempre più colli di bottiglia anche per l’assenza di manodopera e per i ritardi sugli arrivi dei materiali critici. 

Bisognerà dunque trovare il modo di combattere questi eccessi di scorte per evitare che i prodotti restino in deposito troppo a lungo. Tutto questo infatti, potrebbe portare con il tempo a un calo di interesse da parte degli acquirenti europei.

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