Roma, 19/05/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Petrolio, picco della domanda globale entro il 2030.

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Oggi, il 45% della domanda mondiale di petrolio è legato al mondo dei trasporti e della mobilità. Alla fine del 2022 si contavano circa 27 milioni di veicoli elettrici in giro per il mondo, ma si stima che questo numero salirà a 41 milioni entro la fine dell’anno in corso. L’elettrificazione dell’auto, con tutti i suoi problemi irrisolti, riuscirà a farci dimenticare il petrolio e gli altri idrocarburi (almeno nel settore dei trasporti)?

La domanda di barili di petrolio si dimezzerà entro la metà del secolo

Entro la fine di questo decennio si dovrebbe raggiungere il picco della domanda mondiale di petrolio. Un risultato molto positivo, in chiave di raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, ottenuto in larga parte anche grazie alla transizione energetica del settore auto e dei trasporti.

Secondo un articolo pubblicato su BloombergNEF, infatti, il consumo di petrolio per il trasporto su strada dovrebbe raggiungere il suo picco di domanda nel 2027, dimezzandosi all’incirca entro la metà del secolo.

Questo significa che entro il 2050, nonostante gli effetti positivi dell’elettrificazione, la produzione mondiale di barili di petrolio non scenderà se non di poco sotto i 20 milioni al giorno (il che equivale al dato annuale attuale degli Stati Uniti).

Alla fine del 2022 si contavano circa 27 milioni di veicoli elettrici in giro per il mondo e, secondo i ricercatori, si stima che questo numero salirà a 41 milioni entro la fine dell’anno in corso.

Gli USA contenderanno la leadership alla Cina, UE fuori dai giochi?

I mercati più rilevanti per i veicoli elettrici restano sempre la Cina, gli Stati Uniti e l’Unione europea, ma con delle differenze di non poco conto.

La Cina, infatti, rimane ampiamente il mercato leader dell’emobility globale, grazie a misure di incentivazione all’acquisto prese soprattutto a livello locale e alle restrizioni crescenti che riguardano e riguarderanno sempre più in futuro le auto a benzina e diesel.

Nei prossimi anni crescerà anche il mercato emobility degli Stati Uniti, perché con l’IRA (Inflation Reduction Act) si è voluto dare un forte impulso alla produzione e alla vendita di veicoli elettrici.

Più lenti i mercati interni dell’Unione europea (UE), che soffrono di diversi problemi riguardo alla diffusione della mobilità elettrica, tra cui le catene di approvvigionamento, il costo dell’energia, i rallentamenti burocratici per la realizzazione di nuove colonnine di ricarica (vista la mancanza di un’adeguata rete di punti ricarica nei Paesi europei, Italia compresa).

Stando al Report, il percorso verso la piena decarbonizzazione della mobilità e dei trasporti è ancora molto lungo e gli ostacoli numerosi.

L’elettrificazione non sta sconfiggendo il petrolio e porta con sé altri problemi

Nonostante l’attuale flotta di veicoli elettrici in strada riesca a risparmiare globalmente circa 300 mila barili di petrolio al giorno, infatti, il lavoro da fare è ancora tantissimo, visto che 1,2 miliardi di veicoli tradizionali bruciano quotidianamente 24 milioni di barili di petrolio.

Il motivo di tale ottimismo sta nel fatto che ad oggi il 45% della domanda mondiale di petrolio è legata proprio al mondo dei trasporti e della mobilità.

Per questo l’emobility può e deve fare la differenza. Certo non è una transizione priva di problemi e di qualche rischio. Per far muovere questi veicoli servono batterie e le batterie richiedono tante materie prime molto difficili da reperire e con un impatto ambientale di non poco conto.

Motivo per cui da qui in poi l’economia circolare giocherà un ruolo chiave sia per la riduzione del consumo di idrocarburi, sia nel recupero e il riciclo di materie prime critiche fondamentali per produrre le batterie che alimenteranno le auto di domani.

Giornalista

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