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L’Africa potrebbe guidare la transizione verso la decarbonizzazione

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Grazie all’elevato potenziale di energia pulita e alla biodiversità che da sempre la caratterizza, l’Africa dovrebbe essere considerata una superpotenza del capitale naturale. La COP27 evidenza l’esigenza di darle un ruolo di primo piano nel dibattito sul clima e impone la sfida di risorse universalmente più moderne ed accessibili .

Sebbene circa il 40% dei Paesi Africani si collochi agli ultimi posti nelle principali classifiche di ricchezza nazionale, con 431,170,878 persone in condizioni di povertà estrema, l’Africa è tuttora una delle regioni più ricche sulla Terra. Ospitando un quarto della biodiversità globale è, attualmente, anche il continente con alcune delle più grandi riserve inutilizzate di energia rinnovabile. 

L’Africa, infatti, oltre alle vaste dotazioni di risorse minerarie che storicamente l’hanno resa una terra contesa su più fronti, detiene un vasto potenziale di risorse di energia eolica, solare, idroelettrica e geotermica, nonché vantaggi nella produzione di idrogeno verde.

Una superpotenza del capitale naturale

Considerate collettivamente, quindi, le risorse del Continente ne fanno una superpotenza del capitale naturale. Riconoscerne il ruolo fondamentale nel processo di decarbonizzazione a livello globale è un imperativo urgente. Risulta sempre più evidente che il mondo non possa abbandonare i combustibili fossili e rimodellare il proprio impegno nel fornire soluzioni climatiche globali senza il supporto delle nazioni africane.  

Il Gabon mostra la strada

Nell’ottobre 2022, il Gabon è stato il primo Stato africano a ricevere finanziamenti secondo il meccanismo REDD (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite, la cosiddetta COP27. Le sue foreste pluviali, incontaminate e in grado di assorbire un totale di 140 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, sono l’equivalente della rimozione di 30 milioni di auto dalle strade a livello globale.

Monetizzare il valore di un’operazione virtuosa, durata oltre un decennio, ha fatto guadagnare al Paese $150 milioni in 10 anni. 

Perdita di biodiversità

Secondo i dati FAO, l’Africa ha perso 3,9 milioni di ettari di foresta all’anno tra il 1990 e il 2020. Per rallentare il fenomeno e preservare la biodiversità, colpita anche da un’inarrestabile crescita della popolazione, gli incentivi economici sono necessari.

La principale tra le sfide consiste nel fornire l’accesso universale a fonti di energia affidabili, moderne, convenienti e sostenibili.

Elettricità pulita e rinnovabili

Nonostante il potenziale fotovoltaico, eolico e idroelettrico del continente, solo il 2% dell’energia proviene da fonti rinnovabili. I limiti allo sviluppo di queste tecnologie in Africa sono legati tanto a questioni di politica interna, quanto alle relazioni con gli attori regionali e internazionali.

Grazie all’estensione dell’uso di elettricità pulita generata da fonti rinnovabili, l’Africa potrebbe diventare la prima regione a “industrializzazione verde”, ossia capace di creare occupazione in industrie a emissioni zero, senza danneggiare l’ambiente. Per fare questo urge però un’attenta pianificazione della gestione delle risorse presenti sul territorio.

Poche altre regioni del mondo dispongono di tanta luce solare e vento come i deserti e le coste dell’Africa. Si pensi alla Mauritania che, al confine con il Sahara occidentale, ha potuto riservare 8.000 kmq a un parco eolico e solare.

È inimmaginabile che un parco di queste dimensioni possa essere sviluppato in Europa. 

In Sud Africa, la Hydrogen Society Roadmap ha calcolato lo sviluppo di una Green Hydrogen Valley che andrebbe da Mpumalanga a Natal, e potrebbe creare 3 milioni di posti di lavoro entro il 2050.

In Africa è possibile realizzare progetti monumentali di rilevanza socioeconomica con il minimo impatto ambientale. 

Se vince l’Africa, vinciamo tutti

Il dibattito sul futuro energetico dell’Africa è spesso acceso e modellato da interessi geopolitici. Oggi occorre concentrarsi sul contesto e le difficoltà che le nazioni africane devono affrontare sul campo.

I diversi percorsi energetici dell’Africa richiedono finanziamenti sempre più personalizzati. È inaccettabile che i costi medi di finanziamento di un progetto solare in Africa siano ancora di gran lunga superiori rispetto a quelli degli altri Paesi.

La COP27 ha evidenziato l’esigenza di dare un ruolo di primo piano all’Africa nel dibattito sul clima, e di stanziare finanziamenti agevolati a lungo termine OCSE per i progetti africani.

Le nazioni africane possono essere custodi delle soluzioni più promettenti per dare al clima un futuro più sicuro e resiliente.

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