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Il futuro della distribuzione elettrica dopo il 2030. L’intervista sul report dell’Istituto Bruno Leoni

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Lo studio analizza come muterà il comparto della distribuzione elettrica nei prossimi anni, anche alla luce degli importanti investimenti legati alla transizione energetica.

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Concessioni per la distribuzione elettrica

Questo studio è la prosecuzione ideale di un lavoro già svolto sulle gare gas in cui, tra l’altro, ci interrogavamo in merito alla necessità di indagare gli incentivi a investire per le reti legate ai combustibili fossili. Con tutti i problemi conseguenti in termini di transizione energetica ed ecologica. L’interazione possibile in materia di sviluppo tecnologico tra le reti del gas e quelle elettriche, ci ha portato quindi ad approfondire anche queste ultime, con rimando alla prevista riassegnazione della concessione per l’utilizzo della rete di distribuzione”. Parla così, a Energia Italia News, Carlo Amenta, direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni, che insieme a Filippo Passerini e Carlo Stagnaro ha realizzato lo special report “Per ogni fine c’è un nuovo inizio: il futuro della distribuzione elettrica dopo il 2030”.

Proprio il 31 dicembre 2030, infatti, scadranno le attuali concessioni relative alla gestione delle reti di distribuzione elettrica (il riferimento è al Decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999: “Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica”). Alla scadenza, le nuove concessioni – che non potranno avere dimensioni superiori al massimo a un quarto del totale – saranno rilasciate con gare da indire “non oltre il quinquennio precedente la medesima scadenza”. Ovvero, entro il 2025.

Raccomandazione della Commissione Europea

La domanda, a questo punto, è d’obbligo: in che modo la governance del settore cambierà nei prossimi anni (anche alla luce dei rilevanti investimenti legati alla transizione energetica)? A rispondere sono gli autori dello studio, che prende il via dalla situazione odierna, in cui il principale operatore controlla all’incirca l’85% della rete tramite un’unica concessione; nel dettaglio, Amenta, Passerini e Stagnato si sono interrogati tanto sulle caratteristiche strutturali del comparto quanto sui mutamenti che lo stanno investendo per effetto degli obiettivi europei di decarbonizzazione (per la Commissione Ue, infatti, si rende necessario ridurre le emissioni del 90% al 2040).

In particolare, con rimando alle gare per il rinnovo della concessione della rete di distribuzione elettrica, “ci è sembrato opportuno evidenziare la principale letteratura economica per comprendere quali possono essere le scelte con riferimento agli ambiti ottimali da individuare”, riprende Amenta. Che aggiunge: “Abbiamo quindi ritenuto che le opzioni con numeri di ambiti maggiori siano da preferire per ragioni legate a una maggiore concorrenza nella partecipazione alla gara e per sollecitare anche la cooperazione con i gestori delle reti gas”.

Componenti di offerta possibile

Restando alle gare – precisa ancora il direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni – “abbiamo suggerito di individuare criteri simili a quelli già utilizzati per le reti gas, considerando tre componenti di offerta possibile: economica con sconti tariffari da retrocedere ai consumatori; legata alla sicurezza e qualità del servizio; tecnica con riferimento allo sviluppo tecnologico”. Inoltre, “altri due criteri premiali potrebbero incentivare l’integrazione orizzontale e premiare la minore integrazione verticale”.

Tra gli altri aspetti, lo studio sul futuro della distribuzione elettrica dopo il 2030 – che si conclude con una serie di proposte che riguardano l’organizzazione delle gare (frazionando il territorio nazionale in ambiti di dimensioni omogenee e abbastanza numerosi da permettere un’ampia adesione, riconoscendo un punteggio addizionale ai gestori indipendenti o che hanno esperienza anche nelle reti gas) – attesta che, al di sopra di una determinata soglia, le economie di scala risultano limitate.

E ancora, che le trasformazioni in atto rendono particolarmente rilevante assicurare ai gestori delle reti di distribuzione un’autonomia consona rispetto ai soggetti verticalmente integrati (anche per favorire il coordinamento tra la gestione e lo sviluppo delle reti elettriche e gas). Così, quando gli chiediamo se la scadenza del 2030 può risultare lontana – ma quella del 2025 è comunque dietro l’angolo – Amenta non ha dubbi: “È sempre importante sollecitare il dibattito su temi che sembrano lontani, soprattutto quando il mondo muta velocemente e il quadro normativo in atto può non essere più adeguato ai cambiamenti”.

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