Enel rilancia la propria strategia industriale con un piano 2026-2028 che punta con decisione su reti elettriche e rinnovabili, aumentando gli investimenti e rafforzando al tempo stesso la remunerazione degli azionisti. Un passaggio chiave per il gruppo guidato da Flavio Cattaneo, ma anche per il sistema energetico italiano ed europeo, chiamato a coniugare sicurezza, competitività e decarbonizzazione.
Il nuovo piano arriva dopo un triennio – 2023-2025 – in cui il gruppo ha rispettato gli obiettivi comunicati al mercato, distribuendo circa 15 miliardi di euro tra dividendi e buyback. Proprio questa disciplina finanziaria consente oggi a Enel di contare su una flessibilità stimata in altri 15 miliardi, da destinare alla crescita.
“Enel presenta oggi un Piano Strategico ambizioso e credibile, con una forte accelerazione della crescita grazie all’aumento degli investimenti, Brownfield e Greenfield, che porteranno all’ulteriore miglioramento del profilo rischio/rendimento del Gruppo”, ha dichiarato l’amministratore delegato Flavio Cattaneo.
“Le azioni manageriali intraprese negli ultimi tre anni ci garantiscono oggi una flessibilità finanziaria per investire nei mercati più dinamici dal punto di vista della domanda elettrica. Grazie alla chiara visibilità sui risultati del Gruppo e all’esecuzione del nostro programma di share buy-back – ha precisato Cattaneo – prevediamo di incrementare ulteriormente la remunerazione degli azionisti”.
Più investimenti, con focus su reti e rinnovabili
Il cuore del piano è rappresentato da 53 miliardi di euro di investimenti lordi, circa 10 miliardi in più rispetto al piano precedente. Le risorse saranno equamente suddivise tra due pilastri:
- Oltre 26 miliardi nel business integrato, con circa 20 miliardi destinati alle rinnovabili. L’obiettivo è aggiungere circa 15 GW di nuova capacità tra progetti greenfield e brownfield.
- Oltre 26 miliardi nelle reti, infrastruttura chiave per la transizione energetica.
La distribuzione geografica degli investimenti nelle reti evidenzia una forte centralità dell’Italia:
- circa il 55% nel mercato domestico,
- oltre il 20% in Iberia,
- quasi il 25% in America Latina.
L’effetto atteso è un aumento della Regulated Asset Base (RAB) a circa 58 miliardi di euro nel 2028, rispetto ai circa 47 miliardi stimati a fine 2025 (+22%).
Tre priorità strategiche
Il piano si articola su tre direttrici:
- Accelerazione della crescita nei Paesi con contesti regolatori stabili, puntando su reti, rinnovabili e clienti finali.
- Maggiore produttività del capitale, attraverso una più efficiente allocazione delle risorse.
- Equilibrio tra rischio e rendimento, con l’obiettivo di far crescere l’utile per azione mantenendo disciplina finanziaria.
Un’impostazione che riflette una strategia più selettiva rispetto al passato, concentrata su mercati e attività a maggiore visibilità e ritorni più prevedibili.
Redditività e remunerazione degli azionisti
Sul fronte finanziario, Enel prevede un miglioramento significativo degli indicatori:
- EPS (utile netto ordinario per azione) atteso tra 0,80 e 0,82 euro nel 2028, rispetto a circa 0,69 euro nel 2025.
- Dividendo 2025 proposto pari a 0,49 euro per azione.
- Crescita del dividendo con un CAGR di circa il 6% tra 2025 e 2028.
Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre approvato una nuova tranche di buyback fino a 1 miliardo di euro, nell’ambito dell’autorizzazione complessiva fino a 3,5 miliardi deliberata dall’assemblea del maggio 2025.
Un piano cruciale per il sistema Paese
Al di là dei numeri, il piano Enel ha una valenza sistemica. L’aumento degli investimenti nelle reti – soprattutto in Italia – rappresenta un passaggio obbligato per sostenere l’elettrificazione dei consumi e l’integrazione delle rinnovabili.
Senza un rafforzamento infrastrutturale, infatti, la crescita della capacità verde rischia di rimanere bloccata da colli di bottiglia autorizzativi e tecnici. In questo senso, i 26 miliardi destinati alle reti costituiscono uno degli elementi più rilevanti del piano.
Allo stesso tempo, i 15 GW aggiuntivi di rinnovabili contribuiscono agli obiettivi di decarbonizzazione, ma pongono anche interrogativi sulla velocità autorizzativa e sulla capacità del sistema industriale di realizzare gli impianti nei tempi previsti.
Tra ambizione e execution risk
Il piano appare coerente e finanziariamente solido, ma non privo di rischi. La concentrazione su mercati “stabili” riduce l’esposizione geopolitica, ma limita anche il potenziale di crescita in aree emergenti. Inoltre, la realizzazione degli investimenti dipenderà da fattori esterni – regolatori e autorizzativi – su cui il gruppo ha un controllo limitato.
Resta però un dato: Enel si conferma uno degli attori centrali della transizione energetica europea. E il successo di questo piano avrà un impatto diretto non solo sugli azionisti, ma sulla competitività del sistema industriale italiano e sulla capacità del Paese di accelerare davvero verso un modello energetico più efficiente e decarbonizzato.





