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Reddito energetico. La video intervista al Senatore Antonio Trevisi, Segretario VIII Commissione Permanente

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Il reddito energetico è un nuovo incentivo nazionale, progettato per offrire un sostegno alle famiglie a basso reddito e in condizioni di disagio energetico. In che modo il nuovo strumento riduce i costi?

Il reddito energetico è uno strumento che esiste da diversi anni a livello locale. In Puglia, ad esempio, è legge dal 2019. Si tratta di un finanziamento a fondo perduto, al 100%. Le famiglie ricevono l’impianto fotovoltaico tramite un meccanismo molto trasparente e semplice. C’è un albo installatori: la famiglia sceglie un installatore che si è registrato sul portale del reddito energetico, l’installatore provvede dunque a realizzare l’impianto sul tetto della famiglia che poi beneficia dell’energia dell’impianto. Quindi ha il diritto dell’autoconsumo. Tutta l’energia che l’impianto produce e che la famiglia riesce a consumare non viene più pagata in bolletta […]. L’energia in eccesso servirà a ripagare l’investimento fatto dallo Stato […].

La misura, già adottata in alcune Regioni, è stata estesa a livello nazionale dal 1° gennaio 2024. Quali sono i territori più bisognosi e come è possibile farne richiesta?

La misura è stata finanziata dall’ultimo Governo Conte 2, in piena pandemia furono stanziati 200 milioni di euro. I governi successivi hanno accantonato questa misura, quindi il Governo Conte 2 ha stanziato i soldi ma non ha avuto il tempo di fare i decreti attuativi. Io come Senatore appena insediato ho presentato subito un disegno di legge, ricordando la presenza di questi 200 milioni, di cui l’80% sono destinati alle Regioni del Sud, che hanno maggiori rendimenti nella produzione e hanno anche tante famiglie in povertà energetica […]. Il Ministro Fratin ha poi trasformato il Disegno di legge in un Decreto Ministeriale (giusto per non dare i meriti a noi che avevamo finanziato la misura), per cui è diventato un provvedimento governativo […].

Gli impianti devono avere caratteristiche particolari?

Il regolamento sul reddito energetico dovrebbe uscire quanto prima, sperando di non dover attraversare il calvario delle Comunità Energetiche. Gli impianti avranno delle garanzie, la polizza assicurativa per coprire i rischi (25/30 anni per gli impianti) . No so se il Ministero seguirà le stesse linee guida della Regione Puglia, ma la misura è stata già testata e sappiamo che sta funzionando (in Puglia sono stati installati circa 500 impianti). Secondo me il punto di svolta, essendo uno strumento che si ripaga da solo, anzi produce molto più reddito di quello che costa, sarebbe quello di vincolarlo a moduli di produzione europea […]. In questo modo la misura procurerebbe dei vantaggi enormi, facendo guadagnare sia lo Stato che i cittadini.

Come si inserisce questa misura “made in Italy” nella sfida della lotta al cambiamento climatico a livello europeo? C’è speranza che venga rifinanziato?

Se fossi al Governo io investirei un’enorme cifra in questa misura. Considerando che investendo 10 miliardi all’anno sul Reddito Energetico, ne ritornerebbero 70 miliardi in 30 anni, è indubbio che si tratti di uno strumento con la capacità di generare un effetto trainante enorme per la nostra economia, per gli installatori, per le famiglie, per le industrie. Estenderei, infatti, il Reddito Energetico all’industria, in modo da non comprare più energia all’estero. Le piccole imprese che avevano impianti fotovoltaici non hanno subìto la crisi energetica […]. Putroppo le lobby che attualmente influenzano il Governo, in particolare quelle dei combustibili fossili, cercano di nascondere le potenzialità di questa misura e non è facile lottare contro questi giganti.

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