I leader di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e altri sei Paesi chiedono più fondi per il clima, ma difendono l’uso di petrolio e carbone nelle economie emergenti.
Il vertice di Rio in vista della COP30 a Belém
I combustibili fossili continueranno a giocare un ruolo centrale nel mix energetico globale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. A confermarlo è stato il vertice BRICS di Rio de Janeiro, che ha riunito gli 11 membri del blocco, tra cui Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, per affrontare le sfide comuni su clima, energia e geopolitica.
In un contesto internazionale sempre più frammentato, il peso economico e politico dei BRICS è in forte crescita: insieme, rappresentano circa il 40% del PIL mondiale, rendendoli un attore fondamentale nelle istituzioni multilaterali, finora dominate da Stati Uniti ed Europa.
Lula: “I BRICS sono gli eredi del Movimento dei Non Allineati”
Durante l’apertura del summit, Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile, ha rilanciato la necessità di riformare la governance globale, paragonando i BRICS al Movimento dei Non Allineati nato durante la Guerra Fredda.
“Con il multilateralismo sotto attacco, la nostra autonomia è nuovamente messa in discussione,” ha dichiarato Lula.
Il messaggio, seppur non esplicitamente, conteneva una critica all’unilateralismo americano e alle politiche economiche e militari dell’era Trump.
Clima e sviluppo: i BRICS chiedono fondi ma non rinunciano ai fossili
Al centro del vertice, la lotta al cambiamento climatico. I BRICS hanno sottolineato la necessità di finanziamenti dai Paesi ricchi per supportare la transizione energetica nel Sud globale, chiedendo che le economie sviluppate si assumano la responsabilità storica delle emissioni globali.
Nonostante l’interesse crescente per fonti rinnovabili e in vista della COP 30 che si terrà in Brasile a novembre 2025, i leader BRICS hanno però ribadito che petrolio e carbone rimangono fondamentali per sostenere la crescita economica nei Paesi in via di sviluppo.
“Viviamo in un momento segnato da molte contraddizioni. L’importante è essere disposti a superarle,” ha dichiarato la ministra dell’Ambiente brasiliana, Marina Silva, rispondendo alle polemiche sull’estrazione di petrolio offshore vicino all’Amazzonia.
Carbon tax e leggi UE sotto accusa
La dichiarazione congiunta del vertice ha attaccato duramente alcune politiche ambientali dell’Unione Europea, come la carbon border tax e le nuove normative anti-deforestazione, definite “misure protezionistiche discriminatorie” mascherate da impegni climatici.
Un fondo per salvare le foreste tropicali
Tra le proposte concrete, i BRICS hanno sostenuto la creazione del Tropical Forests Forever Facility, un fondo internazionale promosso dal Brasile per proteggere le foreste a rischio e finanziare misure di mitigazione climatica al di là degli obblighi previsti dall’Accordo di Parigi del 2015.
Secondo fonti vicine ai negoziati, Cina ed Emirati Arabi Uniti avrebbero già espresso l’intenzione di contribuire al fondo, durante incontri con il ministro delle Finanze brasiliano Fernando Haddad.
Multilateralismo sì, ma non senza fratture
Il vertice ha anche evidenziato le tensioni interne al gruppo: se da un lato è stata espressa una condanna condivisa degli attacchi militari contro Iran e Gaza, dall’altro non è emerso un consenso su chi debba entrare nel Consiglio di Sicurezza ONU in caso di riforma. Solo Cina e Russia hanno appoggiato esplicitamente le candidature di Brasile e India.
All’evento hanno partecipato leader come Narendra Modi (India) e Cyril Ramaphosa (Sudafrica), ma il peso politico è stato ridimensionato dall’assenza del presidente cinese Xi Jinping, sostituito dal premier Li Qiang.


