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L’ultimo rapporto dell’IPCC sul cambiamento climatico 

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Dopo nove anni, l’IPCC ha presentato un nuovo rapporto sul riscaldamento globale. Si tratta di un documento di rilevanza internazionale, firmato da migliaia di scienziati provenienti da 195 Paesi del Mondo.

Il rapporto

Si tratta del sesto rapporto di valutazione dell’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico formatosi nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite) che mette insieme tre documenti pubblicati tra il 2021 e il 2022.

Il primo, racchiude le più avanzate conoscenze scientifiche sul cambiamento climatico; il secondo elenca invece l’impatto del riscaldamento globale sulla Terra e analizza la vulnerabilità dei sistemi naturali e sociali; il terzo e ultimo si concentra nel capire quali potrebbero essere le soluzioni più vantaggiose. 

In generale dunque, questa sintesi è costituita dalle più importanti conclusioni emerse da ciascuno di questi documenti, per capire come agire, quali azioni mettere in campo e come farlo nel modo più veloce possibile. 

Il report chiarisce anche quali devono essere gli obiettivi della politica climatica nei prossimi mesi e anni, cercando di guidare i leader mondiali a compiere le scelte più giuste, come l’eliminazione equa e rapida di carbone, petrolio e gas, che deve diventare la priorità assoluta dei governi. 

La COP28 (il prossimo vertice sul clima delle nazioni Unite che si terrà negli Emirati Arabi) prenderà in considerazione l’analisi di questi scienziati, per capire come porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili e come incrementare le energie rinnovabili per un futuro a zero emissioni di CO2

Cosa dice il rapporto

Il riscaldamento globale ha già sconvolto ecosistemi marini e terrestri, la pesca e l’acquacoltura, aumentando le temperature e generando condizioni favorevoli agli incendi. L’IPCC ha individuato 4 categorie di rischi per l’area mediterranea: maggiori ondate di calore, una più scarsa produzione agricola, risorse idriche scarse e maggiori inondazioni costiere, fluviali e pluviali.

Nel report si legge che, per mantenere il riscaldamento entro +1,5 gradi sopra il periodo preindustriale, sono necessarie delle riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni di gas a effetto serra, in tutti i settori. 

Ci sono già adesso delle opzioni “fattibili ed efficaci”, come si sostiene nel rapporto, per “colmare il divario tra l’esistente e ciò che invece è necessario”.

Ridurre le emissioni di CO2

Combattere l’inquinamento con l’abbassamento delle emissioni sono obiettivi che vanno raggiunti entro il 2030, cercando di dimezzarle, fino ad arrivare a quota zero nel 2050. Nello specifico, le emissioni di CO2 devono essere tagliate mediamente rispetto ai livelli del 2019 del 48% nel 2030, del 65% nel 2035, dell’80% nel 2040 e del 99% nel 2050 si legge nella sintesi. 

Secondo i dati emersi, i principali responsabili del riscaldamento globale degli ultimi 200 anni sono gli esseri umani, e António Guterres, segretario generale dell’Onu, in occasione del lancio del rapporto, ha dichiarato: “L’umanità è in bilico su un sottile strato di ghiaccio, che si sta sciogliendo velocemente”.

“Chiedo agli amministratori delegati di tutte le compagnie petrolifere e – ha aggiunto – del gas, di essere parte della soluzione, presentando piani di transizione credibili, completi e dettagliati in linea con le raccomandazioni del nostro gruppo di esperti ad alto livello sugli impegni net zero”.

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