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Transizione energetica. Negativo l’andamento di prezzi, emissioni e sicurezza in Italia

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L’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano realizzata dall’Enea esamina i fattori che caratterizzano il sistema energetico nazionale, per valutare le tendenze relative alle tre dimensioni della politica energetica: decarbonizzazione, sicurezza e costo dell’energia. Diminuiscono i consumi e aumentano le emissioni di CO2. Cresce la quota di rinnovabili sui consumi finali.

Analisi del sistema energetico italiano

Decisamente negativo l’indice Ispred, elaborato dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) per misurare la transizione energetica sulla base dell’andamento dei prezzi dell’energia, delle emissioni e del livello di sicurezza degli approvvigionamenti.

Il dato è fortemente peggiorato a -54%, secondo quanto stimato dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano per l’anno 2022.

L’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano esamina i fattori che caratterizzano il sistema energetico nazionale, per valutare le tendenze relative alle tre dimensioni della politica energetica: decarbonizzazione, sicurezza e costo dell’energia – definiti nel loro insieme “trilemma energetico”.

Troppe emissioni CO2

Per quel che riguarda il 2022, l’Enea ha comunicato un aumento delle emissioni di diossido di carbonio (CO2) dello 0,5% su base annua, un dato che lascia perplessi, visto che dovremmo puntare alla parità o a valori negativi rispetto agli anni passati, ma sicuramente molto positio se comparato con il +8,5% del 2021.

Emissioni quindi in crescita negli ultimi due anni, ma consumi in calo del 3% circa (ma nell’ultimi trimestre si è arrivati a un -12%, forse per le stime molto negative uscite in autunno), in media con il dato dell’Unione europea che si è attestato sul -4%.

A commento dei dati, Francesco Gracceva, il ricercatore Enea che coordina l’Analisi, ha dichiarato: “Come nel resto dell’Eurozona il crollo dei consumi energetici dell’ultimo trimestre è stato causato da contrazione della domanda e azioni di adattamento nell’industria (produzione di beni intermedi -6%), clima eccezionalmente mite a inizio stagione 2022-2023 dei riscaldamenti e misure di contenimento dei consumi. Da agosto 2022 a febbraio 2023, periodo di riferimento del Piano nazionale di contenimento, i consumi di gas sono stati inferiori del 19% e quelli di elettricità del 4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni”.

Gracceva ha inoltra evidenziato che dalla metà del 2022 in Italia sembra emergere un sostanziale disaccoppiamento fra la domanda di energia e alcuni dei suoi principali driver, come PIL, produzione industriale, clima e mobilità.

Cresce il PIL e anche le rinnovabili

Secondo stime Istat, nel 2022 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato del 3,9% rispetto all’anno precedente, anche se a dicembre c’è stata una diminuzione dello 0,1% (in controtendenza rispetto agli altri trimestri del 2022 che hanno sempre visto un incremento dello 0,5% tendenziale).

Tra le voci positive a livello energetico per l’anno passato, c’è l’incremento della quota di fonti energetiche rinnovabili sui consumi finali, che è arrivata al 20%.

Ma anche qui bisogna leggere bene tra i dati. Il calo dei consumi di cui sopra è il risultato di un minor impiego di gas (-10%) e fonti rinnovabili (-12%), ma a fronte di un maggior ricorso a petrolio (+5,5%) e carbone (+29%).

E l’aumento della CO2 di cui abbiamo già parlato è imputabile proprio al maggior utilizzo di carbone e olio combustibile nel termoelettrico (+60%), che ha più che compensato la forte contrazione del gas naturale.

Le tecnologie low-carbon per tagliare le emissioni

Luci e ombre invece per il settore delle tecnologie low-carbon, con buone notizie per la mobilità elettrica, che per i brevetti su accumulatori e sistemi di ricarica vede l’Italia recuperare un po’ di gap con i Paesi nordeuropei, ma altre meno buone arrivano dal deficit commerciale che è andato aumentando del 14% nel 2022, arrivando allo 0,32% del PIL a 3,7 miliardi di euro, soprattutto per le importazioni di pannelli fotovoltaici veicoli ibridi plug-in.

Più in generale, ricordiamoci che sostenere la low carbon economy significa puntare ad un’economia basata su sistemi di produzione e consumo sempre più attenti a ridurre le emissioni di CO2 e di tutti gli altri gas climalteranti.

Giornalista

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