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“Decreto Aree idonee frena le rinnovabili”. La denuncia delle Associazioni

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Il Decreto Aree idonee, sul quale è stata di recente trovata un’intesa tra Stato e Regioni, non trova terreno fertile nelle Associazioni, che accusano il provvedimento di frenare la crescita delle rinnovabili creando confusione e difformità sul territorio nazionale. Le criticità sottolineate da ANEV, Alleanza per il fotovoltaico e Coordinamento Free.

Decreto aree idonee, l’insoddisfazione delle Associazioni

Continua ad aggiungersi insoddisfazione sul Decreto Aree Idonee approvato qualche giorno fa dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni. Tra le Associazioni che hanno espresso il proprio scetticismo sul provvedimento che ora dovrà essere emanato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, vi sono l’Associazione nazionale energia del vento (Anev), l’Alleanza per il fotovoltaico e Coordinamento Free. Le principali accuse mosse al Decreto dalle suddette organizzazioni, riguardano soprattutto l’aumento dei costi energetici per cittadini ed imprese, elemento che inevitabilmente rischia di determinare una brusca frenata al fenomeno rinnovabili.

Le critiche alla “fascia di rispetto”

Secondo i rappresentanti del mondo dell’energia pulita, la normativa genera confusione, nonché difformità su tutto il territorio nazionale poiché ogni Regione sarà libera di valutare autonomamente come gestire il regime transitorio. Più nel dettaglio, ciò che denuncia la maggior parte delle Associazioni, è proprio la possibilità regionale di poter modificare le aree non idonee. La cosiddetta “fascia di rispetto” per siti tutelati o di particolare pregio, può infatti raggiungere i 7 km, a seconda dei vincoli e della tipologia di impianto. Da ciò si deduce facilmente che vi possano essere criteri di individuazione delle aree non idonee molto diversi tra le varie Regioni italiane.

Secondo Anev, questa ulteriore condizione renderà ancora più difficile, se non impossibile, raggiungere i target richiamati nelle premesse del provvedimento, ossia gli 80 GW di capacità rinnovabile tra Regioni e Province autonome entro il 2030.  

Un freno alla crescita delle rinnovabili 

Il punto su cui concordano un po’ a tutti riguarda il fatto che la normativa, così come posta,  annulla di fatto lo scopo per cui è stata concepita, ovvero l’obiettivo europeo di individuare dei canali preferenziali in cui snellire il processo autorizzatorio.

Con il Decreto Agricoltura di qualche settimana fa e l’accordo di venerdì scorso tra Mase e Regioni sul decreto aree idonee, invece di avere un’accelerazione, assisteremo ad una brusca frenata delle rinnovabili” afferma in una nota il presidente del Coordinamento Free Attilio Piattelli. “Questi provvedimenti, se non modificati tempestivamente, causeranno inevitabilmente la riduzione delle nuove installazioni, anziché il loro aumento, e produrranno un incremento dei costi autorizzativi, burocratici e dei terreni che ricadrà nuovamente a carico di famiglie e imprese” conclude Piattelli. Il nuovo scenario, secondo Alleanza per il fotovoltaico, potrebbe spingere molti imprenditori ad abbandonare preventivamente alcuni territori, anche a fronte di ingenti capitali già investiti. Nel medio-lungo termine questo genererà un allontanamento  dell’Italia dagli obiettivi Pniec, mettendo a grave rischio la sicurezza energetica del Paese.

Le richieste delle Associazioni

L’auspicio delle varie Associazioni è che i ministeri competenti possano correggere il testo prima di emanarlo aggiustando qualche stortura e arrivando ad una soluzione concertata con tutti gli attori coinvolti nel processo di decarbonizzazione. Come evidenziato dai vari rappresentanti, l’Italia è fuori rotta rispetto alle previsioni del Pniec. Basti pensare al fatto che lo scorso anno è stata installata nuova potenza rinnovabile per soli 5,8 GW, a fronte di una necessità di almeno 10-12 GW/a.

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