Roma, 15/04/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Comunità energetiche rinnovabili. L’intervista ad Alberto Geri (EnSiEL): “Cittadini protagonisti del loro futuro energetico”

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Mitigare la povertà energetica, ridurre l’inquinamento, aumentare la nostra autonomia energetica dai combustibili fossili, costruire nuove forme di cittadinanza economica ed energetica attiva, contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici al 2050. Le Comunità energetiche rinnovabili al centro della giusta transizione. L’intervista ad Alberto Geri, professore ordinario di Sistemi elettrici per l’energia alla Sapienza Università di Roma e membro EnSiEL.

In attesa di conoscere i rilievi della Commissione europea sul decreto attuativo del Governo italiano relativo alle Comunità energetiche rinnovabili (CER), nel nostro Paese si inizia a delineare quella che potrebbe essere una mappa generale, seppur parziale, dei tanti progetti dedicati.
Semplici cittadini, amministrazioni pubbliche e imprese potranno unirsi a costituire una CER per l’autoconsumo, la sicurezza e l’efficienza energetica, il risparmio sui consumi e il taglio delle emissioni inquinanti.
Lo stesso Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) prevede 2,2 miliardi di euro per la nascita di queste realtà collettive, attive a livello energetico, economico e ambientale, soprattutto nei Comuni con una popolazione che non superi i 5.000 abitanti.
Soggetti giuridici definiti dal decreto legislativo 199/21 e regolati dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), che stanno per prendere vita. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, se ne aspetta fino a 20 mila in tutto il Paese.
Per capire nel dettaglio di cosa si tratta quando si parla di CER, abbiamo intervistato Alberto Geri, professore ordinario di Sistemi elettrici per l’energia alla Sapienza Università di Roma e membro del Consorzio interuniversitario nazionale per Energia e sistemi elettrici (EnSiEL).
Secondo un’indagine svolta a livello nazionale, solo a Roma se ne attendono circa 15 in prima battuta, una per municipio, altre seguiranno a Napoli (dove già ce n’è una attiva a San Giovanni a Teduccio), a Palermo (qui ne potrebbero partire subito almeno 12). Altre ancora spunteranno a Firenze, a Torino e Milano, alla Ghisolfa – Chiaravalle. A Maranello, nel modenese, invece è nata la prima Comunità Energetica Rinnovabile in ambito industriale, alimentata da un impianto fotovoltaico di 1MW di potenza. Un progetto quest’ultimo ritenuto ampiamente replicabile si scala nazionale.
Partecipando al Festival dell’Economia di Trento, il ministro ha annunciato che l’Europa ci chiederà alcune modifiche al testo base, ma concordate con Roma, dopo di ché avremo il nostro decreto per dare il via ad una vera rivoluzione energetica e culturale in Italia.

Energia Italia News. Che cosa sono le Comunità energetiche rinnovabili e perché sono importanti per il futuro energetico nazionale e gli obiettivi di decarbonizzazione di metà secolo?
Alberto Geri. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono aggregazioni spontanee di cittadini che, liberamente, scelgono di diventare protagonisti del loro futuro energetico, promuovendo la produzione, la distribuzione e l’uso di energia rinnovabile a livello locale. Potranno diventare membri di questo soggetto giuridico singole persone fisiche, condomini, artigiani, associazioni, cooperative, rappresentanti del terzo settore, enti religiosi, enti locali, piccole e medie aziende. I membri non dovranno sostenere costi particolari per entrare a far parte di una CER, né avranno particolari obblighi o restrizioni qualora decidano di uscire dalla comunità; inoltre, potranno anche conservare il loro abituale fornitore di energia elettrica. Le CER, promuovendo la condivisione dell’energia prodotta localmente mediante fonti energetiche rinnovabili, da un lato consentiranno di ridurre il fabbisogno di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica, rendendo così il nostro paese meno dipendente dalle importazioni; dall’altro, la sostituzione dei combustibili fossili con una fonte energetica rinnovabile, liberamente disponibile e gratuita, consentirà di ridurre la nostra impronta di carbonio, contribuendo così a consolidare quel processo che, nel 2050, dovrà concludersi con il conseguimento della neutralità climatica del nostro paese.

Energia Italia News. Manca solo il via libera di Bruxelles alla proposta di decreto del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e finalmente avremo Comunità energetiche rinnovabili diffuse in tutto il Paese. Se ne attendono tra 15 e 20 mila. Quali i vantaggi diretti per i territori?
Alberto Geri. Le CER saranno, a mio avviso, un’opportunità per le comunità locali, perché attraverso di esse si potranno perseguire obiettivi ambientali, economici e sociali i cui benefici non saranno più appannaggio dei soli investitori privati, che potranno comunque continuare a svolgere un ruolo molto importante, ma ricadranno anche sui membri delle comunità e sui loro territori. I consumatori, in quanto membri di una CER, non solo usufruiranno di importanti vantaggi economici legati ai benefici derivanti dalla tariffa incentivata, ma potranno evolvere da consumatori meramente passivi ad attori informati del mercato energetico, o addirittura produttori attivi. I membri delle CER potranno essere protagonisti di un processo di crescita collettiva attraverso il quale, oltre a rafforzare la centralità del loro ruolo come cittadini, potranno maturare una crescente sensibilità, consapevolezza e competenza sui temi energetici ed ambientali; potranno così accompagnare e sostenere la Just Transition (o Transizione Giusta), durante quel processo di radicale trasformazione dell’attuale modello di produzione e di consumo di energia elettrica, che vedrà impegnato il nostro paese nei prossimi anni. Inoltre, le CER, quando sono costituite dai Comuni, indipendentemente dal numero di abitanti, possono rappresentare un ulteriore strumento, a disposizione delle Amministrazioni locali, per combattere la povertà energetica, promuovendo l’inclusione sociale di soggetti vulnerabili o di gruppi emarginati socialmente e/o geograficamente, che sono pertanto incapaci di soddisfare ai propri bisogni energetici primari. In Italia, gravano in condizioni di povertà energetica circa 2 milioni e 200 mila famiglie, ovvero poco più dell’8.5% del totale. Le CER possono essere potenti strumenti di mitigazione della povertà energetica per gli effetti di riduzione del conto energetico e di redistribuzione dei benefici economici derivanti dagli incentivi.

Energia Italia News. Quali sono i requisiti principali per far nascere una CER?
Alberto Geri. Il principale requisito per la costituzione di una CER è la disponibilità di un nuovo impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, che frequentemente, ma non necessariamente, è costituito da un impianto fotovoltatico. Oltre all’impianto di produzione sarà necessario aggregare una o più unità di consumo. Per massimizzare i benefici derivanti dalla tariffa incentivata, è opportuno che le unità di consumo abbiano assorbimenti coerenti con il profilo di generazione dell’impianto di produzione, ovvero che i consumi siano per quanto possibile contemporanei alla produzione di energia. In altre parole, realizzare una CER costituita da un impianto fotovoltaico e tutte utenze residenziali non è in generale una buona idea, perché nel periodo di massima produzione dell’energia, il consumo delle unità abitative può essere ridotto, e pertanto sarà modesta l’energia condivisa. È quindi consigliabile diversificare la tipologia dei membri della CER (coinvolgendo ad esempio esercizi commerciali, piccole attività artigianali, ecc.), in modo tale da incrementare, per quanto possibile, i consumi durante le ore di massima produzione del fotovoltaico, al fine di massimizzare l’energia condivisa, e quindi i benefici derivanti dalla tariffa incentivata.

Energia Italia News. Chi finanzierà le Comunità energetiche rinnovabili?
Alberto Geri. Il nostro paese ha predisposto importanti strumenti a sostegno della diffusione delle CER: l’incentivo in tariffa, attraverso il citato decreto, ed il contributo a fondo perduto, finanziato con 2,2 miliardi del PNRR, per i comuni con un numero di abitanti inferiore a 5000. L’incentivo in tariffa consiste in una premialità attribuita all’energia condivisa localmente, che potrà essere riconosciuta fino al raggiungimento di una potenza installata complessiva di 5 GW, e comunque non oltre il 31 dicembre 2027. La durata dell’incentivo sarà invece ventennale. Il contributo a fondo perduto prevede agevolazioni fino al 30 giugno del 2026 per una potenza complessiva installata di circa 2 GW, arriverà a coprire fino al 40% dell’investimento, e sarà cumulabile con l’incentivo in tariffa. Investitori privati, banche, operatori di settore e perfino i singoli membri delle CER, a fronte dei sostegni previsti, saranno sicuramente motivati a finanziare queste comunità, consapevoli che il loro investimento potrà essere adeguatamente remunerato nel corso degli anni. A titolo di esempio, facendo riferimento ad una CER con un impianto fotovoltaico di potenza pari a 200 kWp ed interamente finanziata dai 180 membri che la compongono, ipotizzando una quota di condivisione dell’energia pari al 60% dell’energia prodotta, e considerando un arco temporale di venti anni, si avrebbe un tempo di ritorno dell’investimento di 6-7 anni, a fronte di una riduzione dei costi in bolletta, per ciascuna utenza domestica, del 42% sulle componenti variabili (accise e IVA incluse), e del 84% sulla sola componente energia (IVA inclusa), come riportato in un Dossier recentemente pubblicato da RSE S.p.A..

Energia Italia News. A suo avviso, che tipologia di impianti saranno favoriti dal decreto?
Alberto Geri. Quando si pensa alla costituzione di una CER, quasi sempre si da per scontato che l’impianto di produzione sia di tipo fotovoltaico, poiché è quello che sfrutta una fonte energetica disponibile pressoché ovunque, e può essere installato con rapidità e facilità anche senza consumo di suolo, aspetto questo non del tutto trascurabile: si possono infatti sfruttare i tetti delle abitazioni o dei capannoni industriali, oppure recuperare discariche esaurite o aree industriali dismesse, terreni marginali o improduttivi, utilizzare la superficie di specchi d’acqua artificiali adibiti a scopi irrigui o si può addirittura realizzare l’impianto fotovoltaico su suolo agricolo integrandolo con le colture presenti. Si assume quindi tacitamente che il fotovoltatico sia l’impianto di produzione d’elezione per le CER, tuttavia, il decreto non favorisce alcun tipo di impianto, ciò che viene premiata è la sola energia che l’impianto di produzione da fonte energetica rinnovabile è in grado di condividere con gli altri membri della CER, ovvero l’energia che viene consumata localmente e contestualmente alla sua produzione. È opportuno quindi osservare che la convenienza economica della scelta di una tipologia di impianto piuttosto che di un’altra dipenderà oltre che dalla taglia, il cui valore massimo è stata fissato dal decreto in un 1 MW, anche dalla capacità della produzione di integrarsi al meglio con i consumi dei membri della CER, al fine di massimizzare l’energia condivisa e quindi i benefici economici attesi.

Energia Italia News. È possibile stimare quanta energia pulita in più avremo con le comunità rinnovabili entro la fine del decennio, considerando che entro il 2030 sarà necessario installare in Italia almeno 60-65 GW di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili?
Alberto Geri. Le CER, sulla base degli interventi incentivanti messi in campo dal nostro paese, potranno ragionevolmente contribuire per circa 7 GW, di cui 2 GW derivanti dalle risorse stanziate dal PNRR per i comuni al disotto dei 5000 abitanti, ed altri 5 GW previsti nel citato decreto. Quindi, assumendo per tutto il territorio nazionale una produzione media annua degli impianti fotovoltaici di 1 250 kWh per kWp installato, possiamo stimare una produzione di circa 8,750 TWh, che equivale al fabbisogno annuo di circa il 17% delle famiglie italiane (ovvero 4 milioni e 200 mila su un totale di 25 milioni e 700 mila), e copre circa il 3% del fabbisogno totale del nostro paese (stimato in circa 317 TWh), con una riduzione approssimativa della CO2 equivalente prodotta dagli impianti alimentati con combustibili fossili di 7 milioni di tonnellate per anno. È tanto o poco? Difficile da dire. Dipende dal punto di vista. Dal mio punto di vista, poiché non intravedo nel medio-lungo periodo soluzioni salvifiche, che siano al contempo credibili ed adeguate alla risoluzione del problema energetico, ritengo che questa iniziativa sia strategica: rappresenta un tassello di un mosaico articolato e complesso, in cui differenti fonti energetiche rinnovabili, tecnologie mature e soluzioni disponibili possono concorrere, già nel breve periodo, a definire le traiettorie evolutive del sistema elettro-energetico, coerenti con gli obiettivi di neutralità climatica e di autonomia energetica del nostro paese, che hanno come orizzonti temporali il 2030 ed il 2050.

Giornalista

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