Roma, 27/05/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Più eolico, solare e idrogeno per evitare il peggio. Entro il 2030 nell’UE rischio concreto di aumenti in bolletta fino al 100%

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La transizione energetica ed ecologica non è solo auspicabile che avvenga in tempi brevi, perchè con il passare del tempo sta assumendo una valenza strategica crescente per affrontare le tante sfide che ci attendono fino alla metà del secolo. Se non aumentiamo la nostra autonomia energetica con le rinnovabili e l’idrogeno rischiamo di dover pagare caro il conto energetico del futuro.

Bollette che tornano a crescere in Italia

Mai come in questi ultimi due anni ci siamo interessati così tanto all’andamento del prezzo dell’energia in Europa. Per diversi trimestri abbiamo temuto, e a ragione, i rincari in bolletta di luce e gas, che puntuali si sono verificati a più ondate.

Dopo qualche mese di respiro, soprattutto da febbraio 2023, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha comunicato un nuovo aumento sui consumi di gas ad aprile, valutato attorno al +22,4%.

In realtà non è un vero e proprio aumento dei prezzi dell’energia, più che altro dei costi, perché quest’ultimo incremento è dovuto alla riduzione della componente di sconto UG2 (voluta dal Governo Meloni con il decreto Bollette n.34 del 2023).

In qualche modo però la doccia fredda è solo rimandata a dopo l’estate. Sempre per l’Arera entro il terzo trimestre del 2023 potremmo andare incontro ad nuovo aumento della bolletta della luce di circa il 25% e del 15% per quella del gas.

Diciamo che più ci si avvicina con le stime all’autunno 2023 e all’inverno 2024, più crescono le paure di nuovi problemi sul fronte degli approvvigionamenti energetici.

L’Europa rischia rincari dei prezzi delle materie prime energetiche tra il 50 ed il 100% per la fine del decennio

Un recente studio di Boston Consulting Group (Bcg), dal titolo “Crisis on Pause, Europe Still Needs a Green Industry Transformation”, mette in guardia Bruxelles e gli Stati dell’Unione europea proprio su questo punto critico: quanto reggerà la tregua sui mercati energetici?

Senza un adeguato aumento della capacità degli impianti delle fonti energetiche rinnovabili, come eolico e solare, e della produzione di idrogeno (in particolare di quello verde), l’Europa intera rischia di affrontare un rincaro dei prezzi delle materie prime energetiche almeno del 50%, entro il 2030, ma secondo le stime più pessimistiche fino al 100% di aumento.

Il mondo delle imprese lo sa bene. Secondo un’indagine della Confederazione nazionale dell’artigianato e della Piccola e media impresa (Cna), per il 65,5% delle aziende italiane il caro-energia rappresenta la principale minaccia alla crescita, a cui si affianca anche una forte preoccupazione sul prezzo dei carburanti.

La storia è cambiata, ce lo insegna il gas

Nell’ultimo anno il prezzo del gas è aumentato di circa 22 volte (tutti ricorderanno il picco di quasi 300 euro MWh dell’agosto 2022) rispetto alle quotazioni precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina.

Esattamente un anno fa, maggio 2022, il prezzo del gas sul marketplace di Amsterdam (TTF) si aggirava attorno ai 100 euro MWh, oggi siamo a circa 35 euro MWh, comunque il triplo rispetto ai circa 10-11 euro MWh del maggio 2019.

Come affrontare questa sfida nel migliore dei modi? Innanzi tutto negli ultimi mesi abbiamo ridotto la nostra dipendenza dal gas russo dal 40% all’8%. Grazie ad un inverno tutto sommato mite le nostre riserve di gas non sono scese sotto il 70%.

Il GNL non è la soluzione

Ora c’è da considerare che gran parte di questa autonomia energetica da Mosca l’abbiamo costruita rimpiazzando le forniture con nuovi Paesi, soprattutto dell’Africa settentrionale e centrale (Libia, Algeria, Egitto e Congo) e dall’Azerbaigian, con un aiuto non indifferente degli Stati Uniti e della Norvegia, che ci hanno rifornito di gas liquido (il GNL, ma ad un prezzo molto alto).

Il GNL crescerà in Europa, anche grazie a nuovi rigassificatori, in Italia a Piombino, con importazioni in crescita dal 20 al 40% entro il 2025.

Anche qui, il problema è che più del 70% degli acquisti di GNL è effettuato “a pronti” (non con contratti a scadenza di lungo termine) e il prezzo è quindi molto variabile, basta un qualsiasi evento a livello globale, o notizie provenienti dalla Cina, che subito il listino punta verso l’alto.

Lo sanno bene le imprese tedesche, che si aspettano un aumento del prezzo del gas fino al 50% già entro il 2030 e solo una su tre si ritiene in grado di affrontare una sfida del genere.

L’Europa corre ai ripari con il Green Deal, ma basterà?

Per questo per Bruxelles non c’è altra strada che lavorare su due livelli: il primo è quello dell’aumento rapido delle fonti energetiche rinnovabili, l’altro è una rimodulazione dei consumi energetici in generale, che vanno ridotti (a parità di qualità dei servizi, soprattutto grazie all’efficienza energetica e le nuove reti).

Sulla carta eolico, solare e idrogeno costano in Europa quanto negli Stati Uniti o in Cina, nei fatti, però, il Vecchio Continente dipende oggi da un singolo fornitore per il 50% del fabbisogno di risorse critiche come le terre rare. L’UE ha lanciato più iniziative per aumentare la propria autonomia strategica. Tuttavia, gli incentivi prevedono spesso procedure di accesso troppo complesse.

La Commissione europea ha previsto nuovi investimenti per 357 miliardi di euro di fondi (il famoso “Green Deal”), anche per non sfigurare rispetto agli Stati Uniti che, con l’Inflation Reduction Act firmato dal Presidente americano Joe Biden, possono contare su circa 370 miliardi di dollari. Il problema in Europa è che i passaggi amministrativi sono molto farraginosi e in alcuni casi rallentano non poco la transizione energetica ed ecologica, anche solo vietando un pannello solare o una pala eolica per questioni che poco hanno a che fare con l’ambiente e il consenso degli abitanti.

Come testimoniato dai dati riportati da AleaSoft Energy, le rinnovabili possono svolgere un ruolo chiave nel nostro presente e in prospettiva nel prossimo futuro. Nella settimana del 17 aprile i prezzi dei mercati elettrici europei sono saliti a causa del calo della produzione di energia eolica e dell’aumento della domanda. Tuttavia, nel mercato MIBEL di Spagna e Portogallo, il 23 aprile, sono state registrate sette ore con un prezzo di 0 €/MWh.

Nei mercati belga e olandese ci sono state diverse ore con prezzi negativi il 19 aprile. In Italia, invece, è stato raggiunto il record di produzione oraria di solare fotovoltaico e in Spagna il secondo valore più alto della storia.

Giornalista

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