Roma, 14/06/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

L’Ue non investe abbastanza in tecnologie green, 125 miliardi di dollari contro i 390 miliardi della Cina

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Secondo le stime di Rystad Energy, si tratta di meno di un terzo di quanto speso dalla Cina in tecnologie pulite nello stesso periodo, 390 miliardi di dollari. Più indietro gli Stati Uniti, al momento, con appena 86 miliardi di dollari investiti durante lo scorso anno, ma che presto potrebbero recuperare il terreno perso almeno con l’Unione europea, soprattutto grazie all’IRA. Chi rimane indietro perde la gara nella corsa ad una posizione di vantaggio nei mercati del futuro.

Tecnologie pulite, le ambizioni dell’Ue e la concretezza della Cina

La transizione energetica ed ecologica europea al momento non convince gli esperti, gli analisti di mercato e gli stessi cittadini dell’Unione. Dopo i roboanti annunci, qualcosa ha smorzato toni ed entusiasmo. L’istallazione di fonti energetiche rinnovabili e la loro crescita nel mix energetico europeo, le tecnologie pulite, una catena di approvvigionamento più affidabile, le soluzioni per la cattura, il riutilizzo e lo stoccaggio di carbonio (Ccus), le batterie per l’elettrificazione della mobilità, l’idrogeno e anche il nucleare, sono tutte voci chiave per il nostro futuro, su cui Bruxelles ha speso complessivamente non più di 125 milioni di dollari nel 2023.

Secondo le stime di Rystad Energy, si tratta di meno di un terzo di quanto speso dalla Cina nello stesso periodo, 390 miliardi di dollari.

Pin coda gli Stati Uniti, al momento, con appena 86 miliardi di dollari investiti durante lo scorso anno, ma che presto potrebbero recuperare il terreno perso almeno con l’Unione europea, soprattutto grazie all’Inflation Reduction Act (Ira) che è destinato proprio a stimolare ed attrarre investimenti in queste tecnologie green entro la fine del decennio.

La stessa risposta dell’Unione europea a Washington è stata salutata positivamente, almeno all’inizio, ma poi sono emersi dubbi via via più consistenti riguardo alla sua fattibilità. Il Net-Zero Industry Act (NZIA) approvato ad inizio anno, infatti, si pone di arrivare all’obiettivo di ridurre del 92% le emissioni di gas serra entro il 2040 (rispetto ai livelli del 1992), per raggiungere lo zero netto entro la metà del secolo (proprio grazie alle tecnologie chiave, tra cui batterie, Ccus ed elettrolizzatori a idrogeno).

Le elezioni europee metteranno a rischio la transizione e la nostra crescita?

Obiettivi ambiziosi, che non si legano bene alle politiche fin qui avviate e alla capacità di spesa dimostrata dalla stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione.

Le elezioni europee alle porte (8-9 giugno 2024) non faranno altro che esacerbare il conflitto ormai politico che si è scatenato attorno alle tecnologie della transizione energetica, temi divenuti centrali nella propaganda politica di molti partiti definiti antisistema.

In caso di vittoria dei partiti più conservatori e nazionalisti è molto probabile che le misure green fin qui messe in fila possano ricevere sostanziosi tagli e blocchi, con buona pace dell’impatto dell’estremizzazione climatica sull’economia, le città e le fasce sociali più vulnerabili e degli effetti dell’inquinamento sulla salute delle persone e del pianeta.

La posta in gioco è alta nelle prossime elezioni europee: mentre l’Ue si sforza di rimanere competitiva nel mercato globale delle tecnologie pulite, la crescente ondata populista di destra potrebbe aumentare in modo critico il rischio per l’Europa di rimanere ulteriormente indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. I prossimi anni saranno critici, l’esitazione e la mancanza di coesione potrebbero causare un gap pesantissimo per i decenni a venire. Allo stato attuale, l’Unione sta perdendo terreno ed è altamente improbabile che raggiunga i suoi ambiziosi obiettivi entro la metà del secolo”, ha spiegato in una nota Lars Nitter Havro, Analista senior dei sistemi energetici di Rystad Energy.

Giornalista

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