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Il 79% dei consumi energetici europei finisce nei sistemi di riscaldamento

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Secondo l’ultima rilevazione Eurostat, appena pubblicata e relativa al 2021, le famiglie rappresentano il 27% del consumo finale di energia nei Paesi dell’Unione europea. Più di tre quarti di consumi finiscono nei sistemi di riscaldamento. Cresce l’impatto climatico sul nostro stile di vita e torna la centralità dell’efficienza energetica anche in casa (direttiva Epbd).

I consumi energetici famigliari europei, rilevamento Eurostat

Riscaldare gli ambienti e l’acqua, nei lunghi e duri mesi invernali, non è un optional, ma una necessità per le famiglie europee. Certo, non ovunque ci si trova nella stessa situazione, chi abita nel Sud della Spagna e dell’Italia, se la passa certamente meglio in termini climatici di chi nei mesi invernali vive in Germania, Svezia o Polonia, ma in linea di massima, i maggiori consumi energetici delle famiglie europee sono rivolti proprio ai sistemi di riscaldamento domestici.

Secondo l’ultima rilevazione diffusa da Eurostat, appena pubblicata e relativa al 2021, le famiglie rappresentavano il 27% del consumo finale di energia nei Paesi dell’Unione europea.

Un dato finale che è risultato più alto del 6% circa rispetto al 2020, pari a 11.0 million Terajoules.

Entrando nel dettaglio dei dati, il 64,5% dei consumi finivano nei sistemi di riscaldamento delle case, il 14,5% per il riscaldamento dell’acqua sempre per uso domestico. Un altro 13,6% dei consumi sono quelli elettrici per alimentare i sistemi di illuminazione e gran parte dei dispositivi di casa.

Per cucinare un europeo consuma in media il 6% delle risorse energetiche, un altro 0,6% va ai sistemi di raffrescamento e un 1,1% in altri usi, come ad esempio il tenere in standby un televisore, un computer o altri apparecchi elettronici.

Rispetto ai dati del 2020, Eurostat ha individuato un generale aumento dei consumi energetici domestici in Europa, in particolare del 10% per quel che riguarda i sistemi di raffrescamento, come l’aria condizionata, e del 7% per i sistemi di riscaldamento.

Secondo uno studio di Agici per Enel, i vantaggi economici, energetici e ambientali maggiori si otterrebbero nel caso di una sostituzione del 60% dei vecchi impianti con pompe di calore, valutabili attorno ai 95 miliardi di euro di valore.

L’impatto sui consumi dell’estremizzazione del clima in Europa

Come possiamo vedere, la componente climatico-ambientale ha un peso crescente nelle nostre vite, nei consumi energetici e quindi anche nel costo finale delle bollette.

Secondo diverse stime europee, se non ci attiviamo come Unione per contrastare i cambiamenti climatici, nell’arco della vita dei nostri figli potremmo sperimentare: 400 000 morti premature all’anno a causa dell’inquinamento atmosferico; 90 000 decessi all’anno a causa delle ondate di caldo; 40% in meno di acqua disponibile nelle regioni dell’Europa meridionale; 2,2 milioni di persone esposte alle inondazioni costiere ogni anno; 190 miliardi di euro di perdite economiche annue.

Per questo, tutti i 27 Stati membri hanno assunto l’impegno di fare dell’Unione europea il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Per raggiungere questo traguardo si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

In questo modo si creeranno nuove opportunità per l’innovazione, gli investimenti e l’occupazione, ma anche per: ridurre le emissioni, creare occupazione e crescita, combattere la povertà energetica, ridurre la dipendenza dall’energia esterna, migliorare la nostra salute e il nostro benessere.

La direttiva case green

Anche per questo motivo la direttiva europea sull’efficienza energetica, la Epbd (Energy performance of buildings directive), o direttiva sulle case green, acquista un’importanza ancora maggiore proprio alla luce del peso crescente del clima nella nostra quotidianità.

Dopo il via libera del Parlamento europeo, infatti, si sono riuniti a Bruxelles i rappresentanti del trilogo (Commissione, Parlamento e Consiglio) per iniziare la discussione finale che porterà ad un testo finale condiviso.

Conoscere la prestazione energetica della casa in cui abitiamo ci aiuterà a consumare e quindi spendere meno e allo stesso tempo a migliorare efficienza e rendimenti, abbattendo le emissioni inquinanti di gas serra e contribuendo fattivamente ad una minore impronta ambientale.

Secondo la direttiva Epbd, l’insieme degli edifici residenziali, cioè le nostre case, dovrebbe raggiungere almeno la “classe di prestazione energetica E” entro il 2030 e la “classe D” entro il 2033. Gli edifici non residenziali e pubblici dovrebbero raggiungere le stesse classi rispettivamente entro il 2027 e il 2030 (la Commissione ha proposto F ed E).

Tutti i nuovi edifici dovrebbero essere a emissioni zero dal 2028, mentre i nuovi edifici pubblici dal 2026 (la Commissione ha proposto rispettivamente il 2030 e il 2027).

Tutti i nuovi edifici dovrebbero essere dotati di tecnologie solari entro il 2028, ove tecnicamente idoneo ed economicamente fattibile, mentre gli edifici residenziali in fase di ristrutturazione hanno tempo fino al 2032 per conformarsi.

Giornalista

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