Roma, 03/10/2023 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Green Deal Industry Plan, la risposta europea all’IRA degli USA

11Unione Europea
Home > Policy > Policy Europa > Green Deal Industry Plan, la risposta europea all’IRA degli USA

È pronta la bozza del nuovo provvedimento UE che, sulla scia del successo dello statunitense IRA, ha lo scopo di promuovere crescita e sviluppo dell’industria delle rinnovabili in Europa. Il Green Deal Industry Plan, al varo della Commissione nei prossimi giorni, propone un nuovo Fondo di Sovranità finanziaria che dovrebbe consentire un investimento di oltre 380 miliardi di euro fino al 2030.

La risposta Europea all’IRA americano

Rispondendo con il “Net Zero Industry Act” rinominato di recente “Green Deal Industry Plan” , l’ Europa decide di seguire l’esempio degli Stati Uniti sulla scia dei successi dell’Inflation Reduction Act (IRA), la legge che ha rivoluzionato il modo di fare energia in America. Allo stato attuale si tratta ancora di una proposta, annunciata dalla Commissione europea e in discussione nei prossimi giorni, ma che dovrebbe accompagnarsi a un cambiamento tangibile e a un allentamento delle norme sugli aiuti di Stato. La bozza di testo redatta dall’organo esecutivo dell’Unione, stabilisce nuovi obiettivi per progetti riguardanti le fonti di energia rinnovabile, con particolare enfasi sui settori eolico, pompe di calore, solare, idrogeno pulito e stoccaggio di energia. Si tratta di un provvedimento che, seguendo l’esempio americano, si propone di utilizzare la finanza pubblica per facilitare investimenti che gli imprenditori privati non considerano abbastanza attraenti, perché non generano un ritorno finanziario rapido e sufficientemente elevato. 

Disparità finanziaria

L’allentamento delle norme sugli aiuti di Stato dovrebbe consentire agli Stati membri che ne abbiano la possibilità, di mettere in campo agevolazioni fiscali all’industria verde e ai produttori di tecnologie pulite. Finora, però, gli unici Stati con disponibilità finanziaria e in grado di offrire un sostegno alle imprese sono stati Germania e Francia. È evidente che all’interno dell’UE persistano notevoli disparità in termini di capacità finanziaria. Si pensi solo che nel 2020, lo 0,57% del PIL dell’Unione è stato destinato a fonti energetiche rinnovabili, tuttavia un solo Paese ha stanziato quasi l’1% del proprio PIL, mentre altri dieci hanno speso meno della metà della media UE.

Un nuovo fondo di sovranità europeo

La creazione di un nuovo fondo di sovranità europeo, pertanto, ha lo scopo di sostenere le industrie nei Paesi che non dispongono dello spazio fiscale per fornire aiuti alle imprese, ripristinando una concorrenza leale all’interno dell’Unione. 

Sulla base dei dati del settore, è stato stimato che entro il 2030 saranno necessari oltre 170 miliardi di euro di investimenti cumulativi per la produzione di tecnologie net zero, in particolare solare, eolico, batterie, pompe di calore ed idrogeno.

Per evitare la frammentazione del mercato unico è necessario che il bilancio dell’UE continui a contribuire con un finanziamento mirato e rapido, un investimento complessivo di oltre 380 miliardi di euro fino al 2030.

Il Fondo di sovranità vuole essere uno strumento strutturale, basato anche sull’esperienza degli IPCEI, importanti progetti di comune interesse europeo. 

Idrogeno rinnovabile

La Commissione lancerà nell’autunno 2023 una prima asta – o offerta competitiva – per

sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile. I vincitori riceveranno un premio fisso per ogni kg di idrogeno rinnovabile prodotto in un periodo di 10 anni. Un sistema che dovrebbe avere un impatto simile al credito d’imposta introdotto dall’IRA statunitense. Termini e condizioni per la prima asta pilota, saranno annunciati nel giugno 2023 con un indicativo

bilancio di 800 milioni di euro. 

Le critiche all’approccio unilaterale

L’approccio normativo proposto è stato soggetto a dure critiche da parte di numerosi Stati membri, che ne hanno evidenziato gli aspetti unilaterali e la superficialità. La mera fornitura di sussidi aggiuntivi alle industrie, secondo la maggioranza, non implicherebbe, infatti, il passaggio automatico a pratiche sostenibili. In questo contesto la regolamentazione interna per allineare gli incentivi assume un ruolo cruciale, sia dal lato dell’offerta, sia della domanda.

Un sistema che preveda “carote e bastoni”

Rendere davvero verde l’ industria europea richiede prima di tutto un quadro normativo adeguato, fornendo i “bastoncini” necessari alle “carote” dei sussidi pubblici.

Dallo spostamento degli investimenti privati, al divieto delle attività economiche dannose e dei sussidi ai combustibili fossili, così come solide regole di responsabilità aziendale che garantiscano l’ecocompatibilità dei prodotti e fissino obiettivi di riduzione del consumo di risorse ed energia. Tutele e regole sono fondamentali per fare dei progressi in questo settore e assicurare il raggiungimento di obiettivi sociali e ambientali.