Roma, 19/05/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Case green. Battaglia all’Europarlamento, ma alla fine passa la linea zero emissioni. Pichetto Fratin: “Difenderemo interesse nazionale”

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L’edilizia è responsabile del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra, la proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica in edilizia trova il voto favorevole del Parlamento europeo, ma il nostro ministro dell’Ambiente minaccia battaglia: “obiettivi condivisibili, ma testo insoddisfacente”.

Il voto del Parlamento europeo

Si è conclusa la votazione al Parlamento europeo sulla proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, che passa con 343 voti favorevoli, 216 contrari e 78 astensioni.

Un confronto serrato, anticipato da critiche e posizioni radicali piuttosto vivaci sul tema dell’efficienza energetica nell’edilizia da potenziare entro il 2030, con diversi passaggi che secondo molti Paesi dell’Unione sono troppo rapidi e dispendiosi.

L’impennata dei prezzi dell’energia ha riportato l’attenzione sull’efficienza energetica e sulle misure di risparmio energetico. Migliorare le prestazioni degli edifici europei abbasserà le bollette e la nostra dipendenza dalle importazioni di energia”, ha spiegato relatore Ciarán Cuffe.

Vogliamo che la direttiva riduca la povertà energetica e le emissioni, e garantisca migliori ambienti interni per la salute delle persone. Si tratta di una strategia di crescita per l’Europa – ha aggiunto Cuffe – che creerà centinaia di migliaia di posti di lavoro locali e di buona qualità nell’edilizia, nelle ristrutturazioni e nelle energie rinnovabili, migliorando il benessere di milioni di persone che vivono in Europa”.

Le azioni da compiere entro il 2033

Queste in sintesi le azioni da compiere entro i prossimi dieci anni circa:

  • tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028;
  • per i nuovi edifici occupati, gestiti o di proprietà delle autorità pubbliche la scadenza è fissata al 2026;
  • tutti i nuovi edifici, per cui sarà tecnicamente ed economicamente possibile, dovranno inoltre dotarsi di tecnologie solari entro il 2028;
  • per gli edifici residenziali sottoposti a ristrutturazioni importanti la data limite è il 2032;
  • gli edifici residenziali dovranno raggiungere, come minimo, la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e D entro il 2033;
  • per gli edifici non residenziali e quelli pubblici il raggiungimento delle stesse classi dovrà avvenire rispettivamente entro il 2027 (E) e il 2030 (D).

Le deroghe previste al nuovo regolamento

Il testo della proposta negoziale adottato dal Parlamento europeo oggi prevede anche delle deroghe, ovviamente, che in qualche modo vanno incontro a Paesi come l’Italia, ricchi di un patrimonio storico, artistico, culturale e architettonico unico al mondo e per il quale un occhio di riguardo è necessario.

La nuova legge, infatti, non sarà applicata nei seguenti casi:

  • non si applica a monumenti;
  • non si applica ad edifici protetti in virtù del loro particolare valore architettonico o storico, ad edifici tecnici, ad edifici utilizzati temporaneamente, a chiese e luoghi di culto;
  • non si applica a quegli edifici dell’edilizia sociale pubblica in cui le ristrutturazioni comporterebbero aumenti degli affitti non compensati da maggiori risparmi sulle bollette energetiche.

L’Italia promette ancora battaglia

La direttiva sulle Case Green approvata in Parlamento europeo è insoddisfacente per l’Italia. Anche nel Trilogo, come fatto fino a oggi, continueremo a batterci a difesa dell’interesse nazionale”, ha affermato i una nota il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Che ha aggiunto: “Non mettiamo in discussione gli obiettivi ambientali di decarbonizzazione e di riqualificazione del patrimonio edilizio, che restano fondamentali. Manca però in questo testo – osserva Pichetto – una seria presa in considerazione del contesto italiano, diverso da quello di altri Paesi europei per questioni storiche, di conformazione geografica, oltre che di una radicata visione della casa come ‘bene rifugio’ delle famiglie italiane. Individuare una quota di patrimonio edilizio esentabile per motivi di fattibilità economica – ha aggiunto Pichetto – è stato un passo doveroso e necessario, ma gli obiettivi temporali, specie per gli edifici residenziali esistenti, sono ad oggi non raggiungibili per il nostro Paese”.

Il via libera arrivato oggi dall’Eurocamera alla direttiva case green rappresenta un’ottima notizia. È fondamentale accelerare il percorso di decarbonizzazione e di efficientamento energetico del settore edilizio, in particolare di quello residenziale, attraverso interventi di riqualificazione energetica, ristrutturazione e rigenerazione urbana degli edifici non più rimandabili e che permetteranno sia un miglioramento della classe energetica sia un risparmio in bolletta per le famiglie, dando un contributo importante alla lotta alla crisi climatica“, ha invece affermato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente.

L’efficienza energetica, insieme all’elettrificazione dei consumi domestici, alla scelta di materiali da costruzione e alla modifica degli stili di vita, sono a nostro avviso i quattro pilastri della riconversione ecologica dell’edilizia su cui il nostro Paese dovrà lavorare con maggiore intensità da qui ai prossimi anni”, ha quindi precisato Ciafani.

Obiettivi giusti, ma tempi e risorse?

Come dire, sappiamo bene che gli edifici dei Paesi dell’Unione sono responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra, ma intervenire sul patrimonio edilizio italiano significa mettere mano ad una groviglio di passaggi amministrativi eseguiti nei decenni passati, a volte piuttosto dubbi, e ad un groviglio di interessi diversi, sia da parte di chi domina il settore da una posizione di rendita, sia da parte degli stessi enti locali, con in mezzo le famiglie, che certamente non possono sobbarcarsi i costi di questa ristrutturazione comandata e in tempi tutto sommato molto brevi.

Forse, in questa lotta contro il tempo e in questa giusta e complessa transizione energetica ed ecologica di un settore economico tra i più rilevanti in Europa, varrebbe la pena da parte delle istituzioni europee e nazionali di spendere qualche parola in più per spiegare bene ai cittadini in cosa consiste la proposta, il perché della sua importanza e soprattutto come si vuole realizzare il passaggio all’efficienza energetica abitativa (e magari con quali fondi). Senza chiarezza e trasparenza non c’è equità e soprattutto non c’è fiducia.

Giornalista

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