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L’UE spinge sulle rinnovabili e lancia le “Zone di accelerazione a zero emissioni nette”

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Previste dal Net Zero Indystry Act, le “Zone di accelerazione a zero emissioni nette” potrebbero accrescere la capacità fotovoltaica ed eolica europea e rendere gli obiettivi di decarbonizzazione più a portata di mano, soprattutto favorendo una semplificazione burocratica e quindi un più veloce iter autorizzativo. Ma il quadro generale rimane fortemente frammentato e molte regioni stentano a crescere e raccogliere investimenti.

Il testo adottato dal Parlamento Europeo

Le Zone di accelerazione a zero emissioni nette nell’UE

Il Parlamento europeo ha dato il via libera finale alla legge sull’industria a zero emissioni nette (“Net-Zero Industry Act”). L’obiettivo fissato è ambizioso: produrre il 40% del fabbisogno europeo annuo di tecnologie a zero emissioni nette entro il 2030, sulla base di piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC), e una quota del 15% del valore del mercato globale per tali tecnologie.

Questo voto è una buona notizia per l’industria europea e definisce il tono della prossima legislatura. Per realizzare tutte le nostre ambizioni economiche, climatiche ed energetiche, abbiamo bisogno dell’industria in Europa. Questa legge è il primo passo per rendere il nostro mercato adatto a questo scopo“, ha affermato l’eurodeputato e relatore della legge Christian Ehler.

Per favorire questo percorso di decarbonizzazione a tappe forzate, l’accordo sul regolamento prevede la creazione e la diffusione di “Zone di accelerazione a zero emissioni nette“, che beneficeranno di un processo di autorizzazione veloce, delegando agli Stati membri parte della raccolta di informazioni per le valutazioni ambientali.

In questo modo, tramite il Net Zero Industry Act, si tratta da un lato di sostenere economicamente le nuove tecnologie pulite e rinnovabili, tra cui anche il nucleare, quelle destinate alla decarbonizzazione industriale, le reti energetiche, le soluzioni di stoccaggio dell’energia e le biotecnologie; dall’altro di snellire le procedure burocratiche.

Secondo un nuovo studio pubblicato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e dall’Ufficio europeo dei brevetti (UEB), oltre il 22% delle tecnologie pulite e sostenibili di tutto il mondo è sviluppato nell’Unione europea.

Semplificare e accelerare il fotovoltaico e l’eolico

La legge, infatti, è tesa a semplificare le procedure di autorizzazione, fissando scadenze massime per l’autorizzazione dei progetti in funzione della loro portata e dei loro risultati.

Tali “Zone” dovrebbero all’atto pratico beneficiare di processi autorizzativi rapidi. Starà ai singoli Stati, invece, raccogliere tutte le informazioni necessarie ad un’attenta valutazione ambientale di ogni singolo progetto.

Le procedure di appalto pubblico e le aste per la diffusione di fonti di energia rinnovabili, tra cui certamente il solare e l’eolico, dovranno soddisfare dovranno inderogabilmente soddisfare elevati criteri di sostenibilità e resilienza.

Queste tecnologie, inoltre, per beneficiare delle nuove procedure, dovranno garantire un minimo del 30% del volume messo all’asta ogni anno nello Stato membro o, in alternativa, un massimo di sei gigawatt messi all’asta ogni anno e per paese.

Snellire le procedure burocratiche sicuramente favorirà un’accelerazione delle installazioni e la crescita della capacità rinnovabile complessiva in Europa. Certo è, in chiave di sostenibilità, decarbonizzazione e transizione energetica, che un conto è il dato complessivo, un altro quello locale.

Solare, un panorama frammentato in Europa

Non tutte le regioni corrono di pari passo verso le rinnovabili e l’energia pulita. Secondo lo “European Market Outlook for Solar Power 2023-2027” di SolarPower Europe, due sono le indicazioni utili da tenere presente: allo stato attuale, a fine 2023 la capacità totale installata di solare fotovoltaico ha raggiunto i 263 GW; più del 50% di questa capacità è rappresentata da soli tre Paesi (Germania, Spagna e Italia).

Riguardo al primo elemento, vale la pena ricordare che il piano REPowerEU ha introdotto una strategia per raddoppiare la capacità solare fotovoltaica fino a 320 GW entro il 2025 e installare 600 GW entro il 2030.

Sul problema della distribuzione di questa capacità, rimane un mosaico molto frammentato. Guardando all’anno passato, Germania e Italia hanno registrato una crescita di capacità installata fotovoltaica rispettivamente di +14GW e +4,9GW.

La Spagna, al secondo posto, ha invece registrato un calo (8,2 GW contro gli 8,4GW del 2022). Paesi come la Francia e la Grecia, rispettivamente al sesto e nono posto, avrebbero potuto fare molto di più (anche se è piuttosto chiara la strategia energetica di Parigi che punta molto sul nucleare), almeno per ovvie considerazioni geografiche, ma hanno visto crescere di poco le installazioni (+3GW e +1,6GW).

Ci sono poi regioni in cui il fotovoltaico è pressocché assente o stenta ad affermarsi, tra cui il Portogallo.

Caduta la separazione storica tra Nord e Sud dell’Europa

L’innovazione tecnologica di questi ultimi anni ha inoltre reso il fotovoltaico sempre più adatto anche alle regioni dell’estremo Nord Europa, dove un tempo in pochi avrebbero investito nel solare.

Gli ambienti freddi, in realtà, oggi garantiscono performance fotovoltaiche anche migliori rispetto a quelli caldi (o molto caldi). Questo perché tali tecnologie funzionano meglio con temperature basse, raggiungendo un’efficienza elevata.

Il Bestseller Solar Park di Holstebro, in Danimarca potrà produrre a pieno regime più di 207 MW, corrispondenti al consumo di elettricità di 130.000 famiglie.

Eolico in crescita, ma lenta

Secondo Wind Europe, l’Unione europea ha installato 17 gigawatt di nuova capacità di energia eolica nel 2023, in leggero aumento rispetto al 2022.

Ma non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi dell’Ue per il 2030 l’Ue dovrebbe installare 30 gigawatt di nuova capacità di energia eolica ogni anno da qui al 2030.

Giornalista

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