Roma, 19/05/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Petrolio, la corsa all’oro nero non è ancora finita

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Nonostante sia una risorsa non rinnovabile ed altamente inquinante resterà una delle risorse energetiche più sfruttate al mondo ancora per molti decenni. Il suo consumo è stimato in crescita del 13% entro il 2035.

Petrolio, come nascono i giacimenti di oro nero

Il petrolio è il combustibile fossile più utilizzato al mondo, molto di più del gas e del carbone. Frutto di processi geologici e chimici lunghi milioni di anni, a cui sono stati sottoposti resti di animali e piante, questo elemento si trova di solito nel sottosuolo (più raramente emerge naturalmente a cielo aperto), in particolare nei fondali marini.

Gli strati di fango e resti organici (che costituiscono la roccia madre, infatti petrolio deriva dal latino petroleum, cioè “olio di pietra”) sprofondano nei millenni sotto il peso del materiale che si va accumulando in superficie, trasformandosi sotto l’effetto di temperature molto elevate e pressioni straordinarie. Solo alla fine di questo processo si viene a creare un giacimento di petrolio.

I movimenti tettonici che si sono verificati con il passare delle ere geologiche hanno poi deformato gli strati di roccia e hanno creato le cosiddette trappole petrolifere: strati rocciosi a forma di cupola, cuneo o triangolo e formati sopra da rocce impermeabili e sotto da rocce porose. Nascono così i giacimenti.

Una volta trovata una di queste sacche rocciose, poi, inizia l’estrazione, seguita dalla raffinazione e quindi dalla fase di trasporto via terra (oleodotti) e via mare (petroliere), fino agli impianti preposti alle forniture finali che sono destinate a un gran numero di attività economiche, dall’alimentazione degli impianti industriali al carburante di auto e mezzi pesanti, passando per le centrali termoelettriche e i sistemi di riscaldamento (soprattutto con i suoi derivati).

Maggiori produttori al mondo

Il primo pozzo di petrolio della storia è stato scavato in Pennsylvania, negli Stati Uniti, nel 1859. Da qui inizia la grande corsa all’oro nero, che ancora non è finita.

Da questo combustibile si possono ottenere molti prodotti derivati, da alcuni dei più diffusi combustibili (tra cui gpl, benzina, nafta, cherosene, gasolio, olio lubrificante, bitume) a molte delle materie plastiche utilizzate dall’uomo in molteplici processi produttivi, a cui vanno aggiunti anche asfalto, paraffina e catrame, lubrificanti e coke, zolfo e propano.

I Paesi maggiori produttori non sono necessariamente quelli con le maggiori riserve. Il 48% delle riserve di petrolio è localizzato nel Medio Oriente, secondo dati ENI. Il Venezuela è il Paese che detiene le maggiori riserve di petrolio, pari al 18% delle riserve mondiali; seguono l’Arabia Saudita, il Canada, l’Iran, l’Iraq, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti, la Russia, la Libia e la Nigeria. La maggior parte delle riserve di gas si trova invece in Russia, che detiene il 24% delle riserve mondiali, seguita dall’Iran e Qatar che insieme ne possiedono il 29%.

I giacimenti vengono classificati in base alle loro dimensioni e alla quantità di idrocarburi che contengono: milioni di barili (per l’olio) o di miliardi di m3 (per il gas), secondo una classificazione dell’API (American Petroleum Institute). Fino ad oggi, in tutto il mondo sono stati scoperti 2 giacimenti megagiant, 40 supergiant e 330 giant. Il giacimento più grande è il megagiant di Ghawar in Arabia Saudita (83 miliardi di barili), seguito da Greater Burgan in Kuwait (70 miliardi di barili) e da Costanero Bolivar in Venezuela.

Domanda globale in aumento, nonostante sia uno dei fossili più inquinanti

Secondo le più recenti proiezioni Opec, la domanda mondiale di petrolio continuerà a crescere per altri 10 anni almeno. Il picco potrebbe essere toccato attorno al 2030, ma il suo consumo crescerà ancora per molti anni, entro il 2035 è atteso un incremento del 13% a 109.5 milioni di barili al giorno. Successivamente, le stime sono per una progressiva diminuzione della domanda, fino a portare la quota di petrolio nel mix energetico globale dall’attuale 31% al 29% del 2045.

In petrolio, in quanto combustibile fossile al momento del suo impiego emette numerose sostanze nocive per la salute dell’uomo e dell’ambiente dal monossido di carbonio (tossico per l’uomo) al biossido di carbonio (responsabile soprattutto dell’effetto serra terrestre), dagli ossidi di zolfo (che generano le famigerate e piogge acide) al particolato fine come il PM10 e 2,5 (causa di milioni di morti premature in tutto il mondo ogni anno).

Dalla combustione dei suoi derivati provengono ulteriori emissioni inquinanti, come il piombo dalla combustione della benzina.

Il petrolio, in quanto risorsa finita e non rinnovabile, si stima sarà estinto entro il 2065.