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Siccità, manca la metà della neve sulle Alpi. Idroelettrico: primi allarmi per il 2023

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Il nuovo anno è partito malissimo in termini di precipitazioni. Non piove più e quel poco di acqua che cade dal cielo è mal distribuita. Manca la neve sulle Alpi e i corsi d’acqua sono in sofferenza: il bacino del Po marca un deficit del 61%. Tutto questo ha ricadute drammatiche sugli ecosistemi, sulle economie dei territori e sulla qualità della nostra vita, ma anche sulla generazione di energia da idroelettrico. Un comparto in crisi.

Siccità: manca la neve sulle Alpi, bacini idrici in sofferenza

Il 2022 è stato catalogato come l’anno della grande siccità. A dirla tutta i problemi legati alla mancanza di piogge e di neve si erano già palesati nel 2021 e come spesso accade quando si parla di tendenze lo stesso sta accadendo in questo inizio del 2023.

Secondo rilevazioni rese pubbliche da Legambiente, su dati Cima Research Foundation, sono troppi i corsi d’acqua che hanno raggiunto uno stato di severità idrica “media” in tre delle sette autorità di distretto.

Parliamo del distretto idrografico del Fiume Po, quello dell’Appennino settentrionale e quello dell’Appennino centrale. Preoccupante anche la carenza di neve, con il 53% in meno sull’arco alpino, e in particolare il bacino del Po, con un deficit del 61%.

Il 2023 è appena iniziato, ma sta mostrando segnali preoccupanti in termini di eventi climatici estremi, livelli di siccità. Bisogna da subito ridurre i prelievi nei diversi settori e per i diversi usi prima di raggiungere il punto di non ritorno. Serve poi adottare una strategia idrica nazionale che abbia un approccio circolare – ha dichiarato in una nota Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – e che permetterebbe di rendere più competitiva e meno impattante l’intera filiera”.

Le poche precipitazioni fin qui avute nel 2023, la loro distribuzione irregolare, la scarsa copertura nevosa e la fusione anticipata delle nevi (viste le temperature da primavera anticipata che ormai da un paio di settimane si sono portate stabilmente diversi gradi oltre la media stagionale) condizioneranno pesantemente le capacità dei bacini idrografici nei prossimi mesi primaverili e estivi.

Idroelettrico allo stremo

Dello stesso avviso è Assoidroelettrica che in un comunicato ha espresso tutta la sua preoccupazione per quanto accaduto nel 2022 e per quanto potrebbe accadere durante l’anno in corso: “Per l’idroelettrico il 2022 è stato indubbiamente l’anno con l’idrologia peggiore di sempre. Per i produttori la siccità significa non produrre energia, quindi faticare a pagare canoni e mutui. La maggior parte degli operatori è stata costretta, lo scorso anno, a ricorrere a risparmi o chiedere nuovi affidamenti per fronteggiare ai mancati ricavi”.

Se il ciclo delle precipitazioni fa alternare momenti più favorevoli ad altri più svantaggiosi, un produttore è nelle condizioni di poter compensare momenti meno fortunati e garantire il proseguo della propria nobile attività di produzione di energia rinnovabile; purtroppo l’attuale situazione è negativamente al di sopra di ogni aspettativa e non è più sostenibile nemmeno dalle più solide e storiche aziende di settore”, si legge nel documento dell’Associazione.

In un articolo sul Sole 24 Ore, Lorenzo Giussani, direttore Generazione & Trading del gruppo A2A, spiegava che “anche la produzione idroelettrica di questo gennaio, tipicamente un mese importante, è stata sensibilmente più bassa della media e persino dei valori dell’anno scorso”.

Stando ai dati di Elettricità Futura, la generazione di energia elettrica da impianti idroelettrici si è ridotta del 50% durante il 2022, anno in cui le piogge sono diminuite del 46% rispetto alla media trentennale.

Addirittura, i ricercatori hanno registrato precipitazioni nevose non solo di minore entità durante gennaio 2023, ma con il 70% in meno di acqua.

In Friuli Venezia Giulia: un 30% in meno di idroelettrico rispetto a gennaio 2022 (a sua volta 45% in meno su gennaio 2020)

Un servizio del TGR Friuli Venezia Giulia ha spiegato bene cosa accade sul territorio. In regione sono oltre 250 gli impianti idroelettrici installati, inclusi quelli degli autoproduttori. Potrebbero fornire alla regione un sesto del fabbisogno totale di energia. Se ci fosse abbastanza acqua. E qui siamo in una delle regioni storicamente più piovose d’Italia.

La Fantoni di Osoppo dispone di otto centraline sparse su tutto il territorio. L’elettricità prodotta non serve la fabbrica ma viene venduta in rete. Rispetto al 2022, la produzione è del 30% in meno, indica il responsabile energia, Alessandro Matiussi. Ma il 2022 era già a -45% rispetto allo storico.

Il guardiano di una presa d’acqua sul Tagliamento non ha dubbi, il 2023 è partito male, in molti temono che possa andare peggio che nel 2022.

Giornalista

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