Roma, 04/03/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Al momento niente gas russo per l’Italia

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Dal gasdotto TAG (Trans Austria Gas Pipeline) al Tarvisio non arriva più gas russo all’Italia. Da sabato scorso Gazprom non ci rifornisce più via Austria. La conferma l’ha data l’Eni: sostanzialmente, non saranno più confermati i volumi richiesti dal nostro Paese.

Sul sito della multinazionale si legge: “Aggiornamento del 2 ottobre: Non è ancora chiaro quando e se le forniture di gas dal Tarvisio verranno ripristinate. Eni ha fatto sapere che non riceverà le quantità di gas richiesto dal fornitore russo Gazprom anche per lunedì 3 ottobre e che ci si aspetta che la situazione non cambi anche martedì 4. Sul suo sito web Eni si riserva di comunicare eventuali riprese della fornitura”.

RPO

Come riportato da RaiNews, “il trasporto di gas russo attraverso l’Austria è stato sospeso a causa del rifiuto dell’operatore austriaco di confermare le autorizzazioni al trasporto“. Una decisione legata a “modifiche normative“. Si tratta di nuove regole entrate in vigore il 1° ottobre, ma note a tutti gli operatori, e secondo il Governo di Vienna è la Gazprom che ancora non ha firmato tutti i contratti necessari per far arrivare il gas anche in Italia.

Studio IEA: se si azzerano le forniture russe l’Ue rischia grosso il prossimo inverno

Una situazione fortemente dinamica, ma certo critica sotto ogni aspetto, principalmente la sicurezza degli approvvigionamenti di gas per l’inverno incombente. E proprio per la stagione fredda si teme il peggio.

Secondo uno studio pubblicato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), in caso di azzeramento delle forniture di gas russo e di un inverno particolarmente rigido, i Paesi dell’Unione europea, quindi anche l’Italia, rischiano di non aver abbastanza disponibilità di questo carburante per soddisfare la domanda delle imprese e delle famiglie.

In Italia in questo momento stiamo esportando. Oggi ci sono oltre 40 milioni di metri cubi di gas per gli stoccaggi e tra i 18 e i 20 milioni esportati”, ha dichiarato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Ma questo è vero “adesso”, che il meteo è ancora mite, i riscaldamenti non ancora accesi e gli stoccaggi sono superiori al 90%.

Ma cosa accadrebbe se lo scenario volgesse al peggio?

Secondo l’Iea, la domanda mondiale di gas naturale sta calando, sia per motivi di scarsità di approvvigionamento, sia perché il mercato è fortemente instabile e i prezzi sono soggetti ad ampie oscillazioni verso l’alto.

L’invasione russa dell’Ucraina e la forte riduzione delle forniture di gas naturale all’Europa stanno causando danni significativi a consumatori, imprese e interi sistemi economici, non solo nel vecchio continente, ma anche nelle economie emergenti e in via di sviluppo“, ha affermato Keisuke Sadamori, Direttore dei mercati energetici dell’AIE e Sicurezza, aggiungendo: “Le prospettive per i mercati del gas rimangono offuscate, anche a causa del comportamento sconsiderato e imprevedibile della Russia, che ha incrinato seriamente la sua reputazione di fornitore affidabile. Ma tutti i segnali indicano che i mercati restano molto instabili e piuttosto stretti anche durante tutto il 2023“.

Lo scenario peggiore sarebbe legato all’azzeramento completo di forniture di gas dalla Russia. Secondo la ricerca, se dal 1° novembre 2022 dovessero ridursi a zero le forniture di gas naturale verso l’Europa e si concretizzasse anche una riduzione degli approvvigionamenti di gas liquefatto (Gnl), si legge nel commento al Rapporto, al massimo entro febbraio 2023 il livello di stoccaggio medio scenderebbe sotto il 20%, con grave ripercussione sulla capacità di soddisfare la domanda di imprese e famiglie.

Per evitare il peggio serve una riduzione dei consumi, che se tenuta attorno al 9-10% consentirebbe di stabilizzare gli stoccaggi al 25% circa, una riduzione del 13%, invece, ci consentirebbe di tenere gli stoccaggi ad un livello del 33% circa.

L’Italia attende le mosse del nuovo Governo

Sembra un po’ limitante e al quanto irricevibili l’ipotesi di dover sperare in un meteo clemente per i prossimi mesi. Siamo nel XXI secolo, abbiamo tutte le tecnologie necessarie e l’esperienza per superare questa crisi. Senza contare che siamo il Paese del sole e ancora oggi si trovano molte difficoltà nell’accedere al fotovoltaico e più in generale alle fonti energetiche rinnovabili.

L’anno scorso abbiamo avuto un inverno tutto sommato mite in Italia, ma cosa accadrà per la fine del 2022 e l’inizio del 2023? Le previsioni stagionali in tal senso non sono confortanti, perché si prospetta un inizio inverno nella media stagionale, che significa temperature basse (come è normale attendersi tra dicembre e febbraio).

È bene ricordare, come spiegato in un articolo su La Repubblica, che anche nella nota di aggiornamento del documento di Economia e finanza (Nadef) è scritto che nel caso di azzeramento di forniture russe da ottobre (che sta già accadendo), si ipotizza una riduzione dei consumi di gas per 4 miliardi da ottobre 2022 al 2023, oltre che più importazioni. In questo scenario, il Pil scenderebbe al 3,1 nel 2022 (da 3,3 scenario tendenziale) e allo 0,1 nel 2023 (0,6 tendenziale).

Davvero non ci resta altro che sperare nella buona sorte climatica? Nelle ultime ore Giorgia Meloni, Presidente FdI e probabile prossima Presidente del Consiglio dei ministri, ha twittato: “La priorità è fermare la speculazione sul gas. Continuare all’infinito a compensare il costo delle bollette regalando soldi a chi si sta arricchendo sulle spalle di cittadini e imprese, sarebbe un errore”. I problemi sul tavolo sono numerosi, si spera in una rapida formazione del Governo e in una più forte azione dell’esecutivo per superare questa fase estremamente delicata e critica a livello europeo ed internazionale, che sia lungimirante e in grado di offrire soluzioni strutturali all’emergenza energetica.

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