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Affari d’oro per le Big Oil che, però, reinvestono solo in petrolio e gas

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La pubblicazione dei risultati del quarto trimestre del 2022, indica che, nell’ultimo anno, quasi tutte le grandi compagnie petrolifere hanno registrato i profitti più alti di sempre, per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari. Sul podio la ExxonMobil, che ha superato qualsiasi compagnia petrolifera occidentale con $ 59,1 miliardi, seguita da Shell con $ 39,9 miliardi (il maggior profitto negli ultimi 115 anni di storia dell’azienda), Chevron ($ 36,5 miliardi), TotalEnergies ($ 36,2 miliardi) e BP ($ 27,7 miliardi).

Profitti miliardari per le compagnie petrolifere nel 2022

L’anno scorso è stato un grande anno per le compagnie petrolifere. All’ aumento della domanda registrato dall’inizio della pandemia, è infatti seguito un ulteriore rialzo dei prezzi dovuto all’invasione russa dell’Ucraina.

Secondo i dati riportati da Energy Monitor, nell’arco di un anno, le cinque più grandi compagnie petrolifere, ExxonMobil, Chevron, Shell, BP e TotalEnergies, hanno più che raddoppiato i loro profitti, per un valore complessivo di oltre 200 miliardi di dollari nel 2022. Una cifra persino superiore a quella prevista dagli analisti.

Vince ExxonMobil con $59 miliardi

Assicurandosi un profitto totale di 59,2 miliardi di dollari, il gigante petrolifero statunitense ExxonMobil ha registrato il totale più alto del lotto. Nel 2021, i profitti dell’azienda erano arrivati a $ 23 miliardi, meno della metà del bottino del 2022.

Seconda nella classifica delle compagnie che hanno tratto maggiori benefici dalle crisi internazionali, la Shell, ha guadagnato 39,9 miliardi di dollari nel 2022, il ricavo più alto in 115 anni di storia dell’azienda. La Chevron, i cui profitti sono aumentati di oltre il 134%, arrivando a raggiungere i 36,5 miliardi di dollari (l’anno precedente erano 15,6 mld), è terza, seguita da TotalEnergies ($ 36,2 miliardi) e BP ($ 27,7 miliardi).

Dove vanno a finire questi soldi?

Finora, i guadagni stellari delle compagnie petrolifere, quotate in Borsa, sono stati destinati all’acquisto delle proprie azioni. Invece di investire nella transizione energetica, le Big Oil Company utilizzano, quindi, i profitti record per premiare gli azionisti. Chevron ha annunciato un programma di riacquisto di azioni da 75 miliardi di dollari, mentre Exxon ha rivelato un piano di riacquisto da 50 miliardi di dollari. Shell ha dichiarato di aver pagato 6,3 miliardi di dollari agli azionisti negli ultimi mesi del 2022 , e di aver pianificato un altro riacquisto di azioni da 4 miliardi di dollari. BP, dal canto suo, ha aumentato il pagamento agli azionisti del 10% e TotalEnergies ha annunciato un ulteriore riacquisto di azioni per 2 miliardi di dollari

Obiettivi di decarbonizzazione al ribasso

La direzione che stanno seguendo i profitti è già uno scandalo di per sè, ma c’è dell’altro. Alcune di queste società hanno espresso pubblicamente la volontà di abbassare le proprie ambizioni sul clima, mentre aumenteranno gli investimenti in petrolio e gas. BP, ad esempio, ora punta a ridurre le emissioni di carbonio, derivanti dalla produzione di petrolio e gas, del 20-30% entro il 2030, in calo rispetto all’obiettivo iniziale del 35-40%.

Il caso Shell

Shell ha riferito di aver investito circa 3,5 miliardi di dollari in energia rinnovabile nel 2022, ossia il 14% della spesa in conto capitale. Tuttavia, il 1° febbraio, l’organizzazione no-profit Global Witness ha presentato una denuncia alla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti, l’agenzia statunitense che tutela gli interessi degli investitori, accusando Shell di etichettare erroneamente i propri investimenti e gonfiare la spesa per le energie rinnovabili. Secondo Global Witness, la Società americana avrebbe speso solo l’1,5% ($ 288 milioni) del Capex per la produzione di energia solare ed eolica nel 2021, invece del 12% pubblicizzato, e che la maggior parte delle voci di spesa per “soluzioni energetiche e rinnovabili” siano state invece destinate ad attività legate al gas.

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