Roma, 17/06/2024 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Eolico Offshore, per l’Italia €57mld di valore aggiunto nel 2050. Lo studio

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L’Italia è il luogo ideale per lo sviluppo di una filiera dell’eolico offshore e la realizzazione di progetti complessi nel settore. A dirlo è lo studio strategico realizzato da The European House Ambrosetti, per conto di Fincantieri, Renantis, Blue Float e Acciaierie d’Italia. In particolare Puglia, Sicilia e Sardegna sono le aree con maggiore potenzialità nel settore, Regioni in cui si concentra il 63% del potenziale tecnico dell’eolico galleggiante.

LO STUDIO INTEGRALE

Lo studio della Floating Offshore Wind Community

Cosa bisogna fare per promuovere l’eolico offshore in Italia? Il vento del cambiamento soffia sempre più forte e il settore dell’eolico potrebbe ricoprire un ruolo determinante per il territorio. Molto più di quanto non accada oggi. Lo studio della Floating Offshore Wind Community, la piattaforma tematica che evidenzia il contributo dell’eolico offshore galleggiante nel processo di decarbonizzazione del Paese, mette in evidenza come l’Italia e il Mediterraneo siano luoghi ideali per la produzione di energia tramite turbine galleggianti in acque profonde lontane dalla costa e quindi non eleggibili per l’eolico tradizionale. Il Rapporto strategico, realizzato da The European House Ambrosetti, per conto di Fincantieri, Renantis, Blue Float e Acciaierie d’Italia, si propone tra le altre cose, di dar seguito a quanto stabilito dal Decreto Energia, per realizzare in tempi rapidi stazioni flottanti nel Sud Italia.

Eolico offshore pilastro della politica energetica

Se l’eolico offshore di nuova generazione sarà uno dei pilastri della politica industriale energetica italiana, nei prossimi anni, saranno soprattutto le imprese rientranti nella catena di fornitura a deciderlo. Fincantieri, ad esempio, ha dichiarato di voler mettere a disposizione del Paese esperti industriali dell’acciaio a mare e la propria esperienza consolidata nell’ambito dell’ingegneria navale, allo scopo di sostenere nuovi progetti eolici. Tuttavia fino, ad oggi, gli operatori economici hanno portato avanti attività in assenza di un vero quadro regolatorio. La Community ha dunque individuato una serie di elementi che dovrebbero rientrare in questo piano (tra cui la pianificazione dello spazio marittimo), e mettere le basi per nuove opportunità di crescita della filiera industriale dell’eolico offshore. L’obiettivo è ridurre i costi unitari di produzione e garantire la competitività a livello europeo, sfruttando gli spazi e le competenze uniche disponibili in Italia.

Il ruolo dell’Italia 

Secondo quanto riportato dallo studio, Puglia, Sicilia e Sardegna sono le aree con maggiore potenzialità nel settore. In queste Regioni si concentra, infatti, il 63% del potenziale tecnico dell’eolico galleggiante dello Stivale. L’Italia, inoltre, a differenza di altri Paesi (seconda solo alla Germania nell’industria dell’acciaio), può vantare una leadership nei settori chiave per la produzione dell’eolico offshore galleggiante. Si pensi ad esempio al settore metallurgico, alle infrastrutture portuali, la meccanica avanzata e la navalmeccanica (con 6,6 miliardi per la realizzazione di navi e imbarcazioni, l’Italia è prima in Europa). Vi è quindi tutto il know-how necessario per gestire progetti complessi, con ampi spazi di miglioramento. Dai dati emerge che l’impatto complessivo sull’economia nostrana, sarebbe di circa 2,9 miliardi di euro per GW installato.

Gli investimenti necessari

A fronte degli investimenti necessari, nell’ipotesi di realizzare 20 GW di eolico offshore entro il 2050, è stato stimato un valore aggiunto generato a livello nazionale tra i 6 e i 10 miliardi di euro al 2030, e tra i 45 e i 57 miliardi (equivalenti al 116% del Pil della regione Liguria) al 2050.

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