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L’allarme lanciato dalla Corte dei Conti europea: “Senza materie prime per le batterie, saremo dipendenti da altri Paesi”

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La Corte dei Conti europea ha pubblicato una relazione per avvertire politica e industria sul rischio di perdere la corsa alle batterie a causa dell’assenza di materie prime, dei costi eccessivi e della concorrenza.

L’allarme sulla povertà di materie prime e accumulatori: la relazione

Con questa relazione, la Corte dei Conti europea ha voluto lanciare un allarme sulla povertà di materie prime e accumulatori, che rappresenta un ostacolo al percorso verso una transizione circolare già minacciata dai costi elevati dei minerali e anche dalla forte concorrenza sul mercato.

Per una delle 7 istituzione dell’Ue, queste difficoltà rischiano dunque di vanificare gli sforzi dell’Europa nel rafforzare la propria capacità produttiva di batterie.

A riportare una sintesi del documento è stata Reuters, sottolineando che, senza intervenire in tempi stretti, gli obiettivi climatici fissati da qui al 2030 e al 2050 risultano ancora troppo lontani e poco raggiungibili.

L’industria europea è indietro

Nel testo, i giudici contabili hanno rilevato che, data la crescente domanda degli EV e il previsto stop nel 2035 alla vendita di auto nuove a benzina diesel, le batterie potrebbero presto diventare “un imperativo strategico per il Vecchio Continente”.

Il problema è che, “l’industria europea del settore è indietro rispetto ai concorrenti mondiali, e in particolare alla Cina”, ha riportato la Corte dei Conti, specificando anche che il Paese asiatico “rappresenta oltre il 76% della capacità di produzione a livello globale”.

Ambizioni lontane e problematiche da risolvere

Tutte le ambizioni sulle auto elettriche e, in generale, sulla decarbonizzazione sembrano, al momento, troppo alte rispetto all’odierna possibilità dell’Europa di procurarsi materie prime.

La recente relazione pubblicata mostra però che la capacità produttiva dell’Ue di produrre batterie si sta sviluppando, nonostante si tratti ancora di piccoli passi rispetto a quelli compiuti da altri Paesi, con una potenzialità di crescita che è passata dai 44 GWh del 2020 ai 1.200 GWh previsti entro il 2030.

Per la Corte dei Conti europea, bisognerebbe trovare, in tempi celeri, delle soluzioni per ovviare soprattutto a queste problematiche: la disponibilità di minerali solo in poche regioni del mondo, la dipendenza del Vecchio Continente, per un buon 78%, dalle importazioni di alcuni materiali chiave, tra i quali il cobalto, la grafite e il litio, l’aumento dei prezzi delle materie prime che potrebbe mettere a rischio la competitività del settore.

Due possibili futuri scenari

Se nessuna soluzione verrà presto messa in campo, e se la capacità di produzione dell’Europa non dovesse crescere al ritmo previsto, la Corte ha delineato due possibili futuri scenari che potrebbero verificarsi: l’Ue sarebbe costretta a posticipare lo stop alle auto con motori termici, oppure si ritroverà ad essere dipendente da batterie e veicoli elettrici non-Ue, causando dei danni per la sua industria automobilistica e la relativa manodopera.

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