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Energia? Solo SDP, e capire dove va il mondo

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Nel panel “Crisi energetica e transizioni industriali”, al Festival dell’Economia di Trento il presidente di SeforAll – ex Ceo di Enel – dispensa concentrati di Starace-pensiero

Un succo di energia

Al Festival dell’Economia di Trento, l’occasione del panel “Crisi energetica e transizioni industriali” offre sul tema un concentrato della visione del Paese secondo Francesco Starace, attualmente presidente di SeforAll, ed ex Ceo di Enel. E, se l’obiettivo è l’energia, ancora più sintetizzando il succo può essere individuato dalla sigla SDP: Stabile, Distribuita, Praticabile.

Energia=S, ovvero Stabile

Stabilità possibile, se con regimi concessori che non vadano al di sotto dei 15-20 anni. “La crisi dell’acqua – dice Starace – è fondamentalmente mitigata dalla possibilità di gestire i grandi bacini, che sono una ricchezza del Paese e hanno un incredibile potenziale di gestione”. Traduzione: se possibile, prolungare il regime delle concessioni idroelettriche, valutazione solida dell’importante regime idroelettrico nostrano.

Energia=D, ovvero Distribuita

C’è una crescita a due velocità – ricorda Starace – che si è manifestata dall’inizio della crisi nel 2022”. Il riferimento è all’impianto distribuito, “una esplosione di circa tre volte rispetto al 2021 nel 2022, triplicata ancora nel 2023 rispetto all’anno precedente”. Tutto questo quota “più di un milione di impianti tra famiglie e imprese”.

Per gli impianti più grandi, Starace indica un’accelerazione, premettendo che “ci vogliono tempi di circa due anni”, tempi che offriranno risultati “a fine 2023 e durante tutto il 2024”. C’è, però, la zavorra autorizzativa che provoca l’asincronia: l’impianto più piccolo ha l’iter più rapido di quello più grande.

Energia=P, ovvero Praticabile

E’ una tecnologia che diventerà commerciale nel 2040”. Sul nuovo nucleare, le considerazioni di Starace raffreddano gli entusiasmi. “Ce ne sarà bisogno – aggiunge – se si tratterà di tecnologie utili ed economicamente compatibili”. “Ci sono tanti nucleari – afferma Starace – ma costruire impianti nuovi con vecchie tecnologie è costoso ed ha tempi molto lunghi”. Quindi? “Un suicidio”. Tuttavia, un inizio di strada c’è. “Ora – precisa Starace – ci sono buone tecnologie che non usano uranio e plutonio. C’è una ricerca di nucleare diverso non così costoso, pesante e con deriva militare, ma, e lo dicono gli esperti, non si arriverà prima del 2030-2040”.

Energia è capire dove va il mondo

Starace immagina “4 o 5mila megawatt prodotti da impianti solari, che potrebbero essere anche di più. Più altri 70mila megawatt da altre rinnovabili e 30mila dall’eolico. Circa il doppio dell’energia prodotta oggi da fonti fossili. In ipotesi, avremo l’85-90% di energia da fonti rinnovabili e il restante 10% da fonti termiche”. Questa l’Italia tra 10 anni, almeno nell’ipotesi di Starace, che su una considerazione non ha comunque dubbi: le sfide energetiche “sono concentrate nella mancanza di comprensione dell’evoluzione della tecnologia. Se c’è un rischio in questo settore è quello di non capire dove va il mondo. Il resto è un’enorme opportunità”.

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