Roma, 16/04/2026 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Clima, Europa divisa, l’Italia frena. “No” a nuovi target alla COP30. Scadenze ONU mancate

11Europa
Home > Policy > Policy Europa > Clima, Europa divisa, l’Italia frena. “No” a nuovi target alla COP30. Scadenze ONU mancate

In occasione del vertice sull’Ambiente di Bruxelles, i ministri dell’Ambiente europei hanno confermato le peggiori previsioni: l’UE non rispetterà le scadenze ONU per la riduzione delle emissioni e non presenterà nuovi obiettivi alla prossima COP30, la Conferenza mondiale sul clima in programma a novembre in Brasile.

Scadenze ONU mancate

L’Europa non riuscirà a rispettare la scadenza globale per la definizione di nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni, né presenterà target più ambiziosi alla COP30 di novembre. La causa dell’impasse dell’Unione sui target stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, è da attribuire essenzialmente alle divisioni interne, che vedono i diversi Paesi disallineati sulle strategie da adottare.

La conferma di quanto avevamo già scritto in passato è arrivata dai ministri del Clima dell’UE, riuniti a Bruxelles per il Consiglio Ambiente.

Intanto, a differenza del Vecchio Continente, le grandi potenze inquinanti — tra cui la Cina — sembrano intenzionate a rispettare la scadenza.

Compromessi i negoziati per gli obiettivi al 2035

Per dare seguito all’invito dell’ONU a presentare piani climatici aggiornati all’Assemblea Generale della prossima settimana, al fine di rinforzare la sfida globale al cambiamento climatico, l’UE aveva pianificato di concordare questo mese nuovi obiettivi climatici sia per il 2040 che per il 2035. Tale slancio, però, è stato frenato sia dal ritiro degli impegni climatici statunitensi sotto la presidenza di Donald Trump, sia dalle difficoltà dei governi nel bilanciare la tutela ambientale con le sfide economiche e geopolitiche del momento. La conseguenza è stata che Paesi come GermaniaFrancia Polonia, hanno chiesto di discutere prima l’obiettivo del 2040, compromettendo inevitabilmente anche i negoziati sull’obiettivo del 2035.

L’UE ha sempre preso queste decisioni dopo intensi dibattiti. Non è mai stato un tema facile. Dobbiamo fare attenzione a non dividere ulteriormente l’Unione sulle politiche climatiche”, ha dichiarato il sottosegretario tedesco al clima Jochen Flasbarth, sottolineando che questo vale soprattutto per i Paesi più poveri dell’ Est Europa.

Dal canto suo, il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, ha difeso il percorso intrapreso dal blocco, affermando: “Se si guarda al quadro complessivo, si può vedere che continuiamo a essere tra i più ambiziosi a livello globale”.

La situazione italiana

A frenare sugli obiettivi climatici è anche l’Italia. Le parole del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non lasciano spazio a dubbi:

Con pragmatismo abbiamo cercato di portare il nostro contributo con richieste che consentano all’Unione europea di diventare avanguardia tra le economie internazionali. La grave crisi internazionale che stiamo vivendo ci impone realismo e concretezza: dobbiamo rispondere ai cittadini con azioni comuni che non mettano in discussione gli impegni assunti negli ultimi anni, ma che guardino al futuro con una programmazione economica seria” ha dichiarato durante il proprio intervento.

Il ministro ha ribadito il sostegno dell’Italia al principio di neutralità tecnologica — “Non accetteremo esclusioni non basate sulla scienza” — sottolineando che tutte le tecnologie capaci di ridurre le emissioni devono essere prese in considerazione: rinnovabilinuclearestoccaggio, CCSCCUgeotermia, idroelettricobiocarburanti sostenibili e nuove soluzioni innovative. Al centro delle proposte italiane resta, quindi, il tema delle condizioni abilitanti.

Non possiamo chiedere alle imprese di competere a livello globale con regole più rigide senza adeguati strumenti finanziari, né ai cittadini di sostenere il costo della transizione senza garanzie sull’accessibilità energetica. Senza un sistema europeo coerente e protezioni efficaci, la transizione rischia di alimentare disuguaglianze e divisioni, invece di rafforzare l’Unione” ha chiosato il Ministro.

Fratin ha infine avvertito che chiudere la porta a intere filiere produttive significherebbe condannare l’Europa a rincorrere gli altri attori globali, perdendo competitività e leadership.

CONTINUA A LEGGERE SU KEY4BIZ

Articoli correlati