Roma, 11/04/2026 Notizie e approfondimenti sui temi dell’Energia in Italia, in Europa e nel mondo.

Elettrificazione. Colonnine di ricarica: in Italia ce ne sono 73.000 e siamo al terzo posto nel mondo

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Colonnine elettriche, l’Italia accelera: la rete cresce ma resta divisa tra Nord e Sud

L’Italia non è ferma sulla mobilità elettrica. Anzi, corre. Ma lo fa con un passo irregolare, che racconta molto del Paese: forte al Nord, ancora fragile al Sud, avanzato nelle infrastrutture ma indietro nella diffusione delle auto.

Alla fine del 2025 la rete pubblica conta 73.047 punti di ricarica distribuiti in 38.854 stazioni e oltre 24 mila location. Solo quattro anni fa erano poco più di 26 mila: una crescita che sfiora il triplo, con un aumento medio annuo del 31%.

Dietro questi numeri c’è una spinta economica rilevante: oltre 1,8 miliardi di euro di investimenti privati. Ma soprattutto c’è un segnale chiaro: la rete esiste ed è in espansione.

Il paradosso italiano: molte colonnine, poche auto

Il dato più interessante emerge dal confronto internazionale. Secondo Benchmark Mineral Intelligence, nel terzo trimestre 2025 l’Italia è terza al mondo per densità di punti di ricarica, con una colonnina ogni 10 auto elettriche.

Davanti ci sono solo i Paesi Bassi, con 1 presa ogni 5 auto e la Cina, con 1 ogni 9.
Dietro invece: Spagna: 1 ogni 11 auto; Francia: 1 ogni 13; Svezia: 1 ogni 15; Germania: 1 ogni 19; Regno Unito: 1 ogni 26; Stati Uniti: 1 ogni 31.

Un risultato che ha una doppia lettura. Da un lato dimostra che la ricarica non è il vero ostacolo alla diffusione dell’auto elettrica in Italia. Dall’altro riflette una realtà meno positiva: il numero di veicoli elettrici circolanti è ancora basso.

A fine 2025 i BEV in Italia sono 365.091, una quota ancora distante dagli obiettivi di transizione.

Più colonnine, ma non tutte funzionano

Non tutta la rete è però disponibile: solo 62.145 punti risultano attivi, mentre circa il 15% è inutilizzabile, spesso per ritardi nelle connessioni alla rete elettrica.

È uno dei principali colli di bottiglia del sistema: non la mancanza di installazioni, ma i tempi burocratici e tecnici per renderle operative.

Anche l’utilizzo resta basso: meno di 175 ore annue per colonnina, segno che l’infrastruttura è ancora sottoutilizzata.

La rivoluzione della ricarica veloce

Se la quantità cresce, cambia anche la qualità. La rete italiana sta rapidamente evolvendo verso potenze più alte: +77% medio annuo per le colonnine ad alta potenza; oltre 5.300 nuovi punti in corrente continua installati nel 2025; più di 2.000 ultra-fast (oltre 150 kW).

A livello europeo, l’Italia è seconda per quota di colonnine sopra i 22 kW (26%), superata solo dalla Spagna (31%). Molto più indietro Paesi tradizionalmente avanzati come: Paesi Bassi: 3%; Svezia: 14%; Regno Unito: 20%; Francia: 21%; Germania: 25%.

Questo indica una scelta precisa: puntare sulla ricarica veloce, più adatta ai lunghi viaggi e a un uso quotidiano dell’auto elettrica.

Autostrade: la rete cresce, ma resta incompleta

Sulle grandi direttrici il miglioramento è evidente:

  • 1.374 punti nelle aree di servizio autostradali
  • 4.170 punti entro 3 km dalle uscite
  • 55 punti ogni 100 km di autostrada

Ma la copertura delle aree di servizio è ancora ferma al 50% , e in molte zone – soprattutto nel Centro-Sud – la disponibilità resta limitata.

Un Paese diviso: il nodo territoriale

Il vero limite della rete italiana non è il numero, ma la distribuzione.

  • 59% dei punti al Nord
  • 19% al Centro
  • 22% tra Sud e Isole

La Lombardia guida con oltre 15.800 punti (22% del totale) , mentre intere aree del Mezzogiorno restano meno servite.

Il dato più critico riguarda i comuni: il 35% non ha nemmeno una colonnina.

Eppure, guardando alla capillarità complessiva: il 71% del territorio è coperto entro 5 km, il 96% entro 10 km. Il problema quindi non è l’assenza totale, ma la distribuzione disomogenea.

Italia in Europa: bene l’infrastruttura, male il mercato

Nel confronto europeo l’Italia si colloca:

  • 6ª per numero totale di punti di ricarica
  • 3ª per rapporto colonnine/auto
  • 4ª per densità (una ogni 3,7 km)

Ma resta indietro sulla diffusione delle auto elettriche. Un’anomalia: la rete cresce più velocemente della domanda.

La vera sfida: far incontrare offerta e domanda

L’Italia ha già una base infrastrutturale solida. Ma per completare la transizione servono interventi mirati: ridurre i costi dell’energia, tra i più alti d’Europa; semplificare autorizzazioni e connessioni; accelerare la copertura autostradale; riequilibrare la rete tra Nord e Sud. Soprattutto: aumentare il numero di veicoli elettrici.

Perché oggi il paradosso è evidente. Le colonnine ci sono – e spesso anche più che altrove. Ma senza auto da ricaricare, la transizione rischia di restare incompleta.

Giornalista

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