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Big tech vs. utility, cosa sono i data center “fantasma”. Consumi 20 volte più bassi con l’IA neuromorfica

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Il dibattito sui consumi energetici dei data center infiamma l’Italia, tra le big tech pronte a sostenere la corsa all’AI e le utility chiamate a gestire la domanda elettrica. Ma secondo i principali esperti del settore, i numeri diffusi raccontano più una domanda speculativa che la realtà effettiva. Intanto la ricerca sull’IA neuromorfica apre la strada a modelli capaci di ridurre i consumi da 10 a 20 volte.

Il dibattito

I data center sono sempre più al centro del dibattito italiano, che vede allargare la distanza tra i due principali schieramenti. Da un lato le big tech, pronte a collegarsi alla rete elettrica per sostenere la corsa all’Intelligenza Artificiale. Dall’altro le utility, che avvertono con timore, invece, l’urgenza di fronteggiare una domanda energetica in crescita vertiginosa.

I dati recenti

Gli ultimi numeri diffusi da Terna restituiscono, in effetti, una fotografia molta diversa da quella dello scorso anno, se non addirittura ribaltata rispetto ad appena quattro anni fa.

Secondo l’analisi del principale operatore nazionale di trasmissione elettrica, con 55 gigawatt consumati all’anno (in larga parte al Nord), i data center rischiano di pesare in modo rilevante sul fabbisogno energetico nazionale. Una cifra enorme, pari a metà dell’intero parco termoelettrico del Paese.Il vero problema, però, riguarda le reti, oggi del tutto impreparate a gestire un simile aumento della domanda.

I “data center fantasma” americani

Le cifre italiane, tuttavia, restano lontane dai numeri che arrivano dagli Stati Uniti. Il Wall Street Journal riporta come American Electric Power (attiva in 11 stati) e la texana Oncor abbiano ricevuto richieste di connessione alla rete per progetti di data center che necessiterebbero di quasi 400 gigawatt di elettricità.

Parliamo di oltre la metà del picco di domanda dei 48 stati continentali in due giornate di caldo record a luglio.

Ma quanto sono concreti questi numeri?

Secondo il quotidiano americano, molte richieste si sovrappongono, venendo conteggiate due, tre o persino quattro volte da diverse utility. Succede perché sviluppatori e big tech, in fase di scouting delle location, bombardano di domande gli operatori, pur sapendo che la maggior parte dei progetti non sarà mai realizzata.

Non a caso sono stati ribattezzati Phantom Data Centers.

L’Italia tra realtà e percezioni

Guardando alle dinamiche descritte oltreoceano, il panorama italiano non è poi così distante. Anche qui la domanda speculativa non riflette la realtà. Se a marzo sono state registrate richieste per 42 gigawatt, Terna stima che al 2030 il “peso” reale sui consumi nazionali sarà pari al 3%, ovvero circa 11 terawattora.

Le proiezioni del Politecnico di Milano e dei principali analisti globali parlano chiaro: entro il 2030 vedremo tra 1,4 e 2 GW di IT effettivi. Non cinquanta, ma due.

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